Sa'ar rompe i contatti con Kallas: "Ritiri le sue calunnie sull'apartheid"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar, ha annunciato con un post sul suo account ufficiale X di avere interrotto ogni forma di contatto con l'Alta rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, in seguito ad alcune dichiarazioni che le sarebbero state attribuite durante una recente missione in Messico e che il titolare della diplomazia di Tel Aviv ha definito gravemente diffamatorie nei confronti dello Stato ebraico.

La mossa, che segna un ulteriore inasprimento dei rapporti tra Israele e l'esecutivo comunitario, già messi a dura prova dalle conseguenze del conflitto in corso a Gaza e dalle tensioni legate alle attività di insediamento nei territori palestinesi occupati, è stata motivata da accuse di parzialità che Sa'ar rivolge ormai da tempo alla politica estone. Secondo il ministro, infatti, la Kallas si sarebbe resa protagonista di un atteggiamento "ossessivo e con una palese mancanza di imparzialità" verso il suo paese.

La presunta frase sui diritti civili

Il casus belli, nello specifico, risiederebbe in alcune indiscrezioni riportate dal sito di informazione europeo Euractiv, secondo le quali, nel corso di colloqui a porte chiuse con funzionari messicani, Kallas avrebbe paragonato il trattamento riservato da Israele ai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania al regime dell'apartheid che per decenni ha caratterizzato la storia del Sudafrica. Una comparazione, quella con il sistema di segregazione razziale, che Sa'ar ha bollato come "calunnia" e "accusa infamante".

Il capo della diplomazia israeliana, pur dichiarandosi grato ai numerosi esponenti politici europei che hanno condannato la presunta uscita della collega, ha sottolineato come, a suo giudizio, la mancata smentita ufficiale della Kallas renda la sua posizione insostenibile: "Fino a quando non ritratterà questa accusa infamante contro l'unico Stato ebraico al mondo, che è anche l'unica democrazia in Medio Oriente, non avrò più alcun contatto con lei" ha scritto sul social network, utilizzando un'espressione che richiama le antiche accuse di sangue per sottolineare la gravità dell'offesa

Percepita.

La replica della rappresentante Ue

La replica dell'Alta rappresentante non si è fatta attendere, sebbene sia apparsa improntata più alla ricerca di un dialogo che al chiarimento diretto sul merito delle accuse. In un messaggio sempre pubblicato su X, Kallas ha preferito sottolineare i legami che uniscono l'Unione all'alleato mediorientale, ribadendo l'impegno di Bruxelles a mantenere una relazione "costruttiva e rispettosa" con Israele. "Come sai, l'UE e Israele hanno molto che ci lega. Apprezzo il nostro dialogo e il nostro impegno, e sono aperta a continuare in questo spirito" ha scritto la politica estone, evitando tuttavia di confrontarsi direttamente con l'episodio specifico che aveva scatenato la reazione di Sa'ar.

La sua risposta, incentrata sulla necessità di perseguire la soluzione dei due Stati come unico percorso per la pace in Medio Oriente e sulla condanna degli insediamenti israeliani, non ha convinto il ministro di Gerusalemme, che ha replicato a stretto giro: "Nelle sue parole si astiene dal negare o condannare quanto le è stato attribuito e reso pubblico. La questione è semplice: se ha fatto queste dichiarazioni infamanti, le sostenga; se non le ha fatte, le smentisca. Finché la situazione non sarà chiarita, la mia decisione rimarrà invariata".

Le fonti della discordia

Il riferimento alla visita in Messico, avvenuta tra il 20 e il 22 maggio, è stato al centro della polemica, con i media che hanno citato fonti diplomatiche presenti agli incontri per attestare la veridicità dell'accostamento all'apartheid, anche se nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata in merito dalla portavoce della Kallas per chiarire la posizione di Bruxelles. la decisione del ministro israeliano, che aveva già interrotto i rapporti con il segretario generale dell'Onu lo scorso mese, segna di fatto un punto di rottura nei rapporti personali tra i due rappresentanti, lasciando in sospeso le modalità operative future degli scambi tra Israele e l'istituzione europea.

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