Marrazzo: "Il desiderio mi ha spinto con una trans. Coming out? Il mio psicanalista ride"
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Redazione Interno
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Diciassette anni dopo lo scandalo che travolse la sua carriera politica e lo consegnò alle prime pagine di tutti i giornali, Piero Marrazzo, 68 anni, è tornato a raccontarsi in un'intervista rilasciata al Giornale. All'epoca presidente della Regione Lazio, dopo una lunga carriera in Rai dove ha creato il celebre programma "Mi manda Rai 3", Marrazzo fu al centro di un caso giudiziario e mediatico che lo portò a dimettersi.
La vicenda, esplosa nel 2009, lo vide protagonista di un ricatto da parte di alcuni carabinieri che lo avevano sorpreso in un appartamento alla periferia di Roma insieme a una donna transessuale.
Il desiderio come motore
Nel corso del lungo colloquio, all'ex governatore è stato chiesto di ripercorrere le motivazioni profonde che lo portarono in quella casa di via Gradoli. Una riflessione che, ha spiegato, ha affrontato anche durante il suo percorso con lo psicanalista. "Cosa mi ha spinto a stare in una casa di via Gradoli con una donna transessuale? Il desiderio di quella donna transessuale", ha risposto Marrazzo, citando le domande che si è posto in questi anni. "La transessualità esprime per certi versi iperfemminilità.
Nella testa di un eterosessuale maschio fa crescere elementi immaginari nel corpo di una donna".
La risata dello psicanalista e il coming out negato
Alle voci che nel tempo lo hanno indicato come una persona omosessuale, Marrazzo ha replicato con fermezza, raccontando la reazione del suo stesso analista. "C'è anche chi mi ha chiesto di fare coming out ma anche il mio psicanalista si è messo a ridere: quale coming out? Tu sei eterosessuale", ha dichiarato, chiudendo ogni possibile speculazione sulla sua identità sessuale. L'ex presidente ha inoltre sottolineato come il tradimento non vada interpretato come una debolezza, bensì come "il segnale di un disagio profondo".
Il peso della famiglia e il perdono delle figlie
Il passaggio più intimo dell'intervista ha riguardato il rapporto con le tre figlie, Giulia, Diletta e Chiara, e con le sue ex mogli. Quando gli è stato chiesto se queste ultime l'avessero perdonato, Marrazzo ha scelto con cura le parole: "Il verbo giusto è: compreso". A distanza di anni, il giornalista prova ancora un sentimento di malinconia per aver ferito gli amori più importanti della sua vita. Un momento di svolta, racconta, è arrivato il giorno successivo alla sentenza della Cassazione contro i carabinieri del ricatto.
In quell'occasione, le figlie si strinsero attorno a lui con poche, decisive parole: "papà, mo' basta". "Io sono stato un vigliacco, perché dovevo avvertire mia moglie Roberta di quello che era accaduto. Io sono colpevole nei confronti di mia moglie e delle mie figlie. Questo è quello che io mi porto addosso", ha ammesso.
L'ombra della politica e il ritiro dagli incarichi
Nell'intervista, Marrazzo ha anche affrontato il tema delle pressioni subite e delle sue dimissioni. Pur non parlando apertamente di complotto, ha ammesso che il suo ritiro ha fatto comodo a molti, soprattutto in ambito politico. "Io ho governato e ho toccato interessi in tutti i settori. Tutti sapevano che non ero corrotto", ha affermato, spiegando di essere stato un presidente che non ha mai ricevuto un avviso di garanzia.
La sua decisione di lasciare, nonostante non avesse commesso alcun reato, è stata dettata anche dalla consapevolezza che, per una figura pubblica, il sospetto può essere dannoso quanto una colpa. Un'ingenuità, la sua, che in politica ha pagato a caro prezzo.
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