Alfonso Signorini racconta il coming out con il cardinal Martini e il desiderio di matrimonio

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In un’intervista rilasciata a Fabio Fazio durante la puntata di “Che tempo che fa” andata in onda domenica 30 novembre, Alfonso Signorini ha scelto di parlare d’amore, tema che, a suo dire, oggi sembra essere trascurato. L’occasione è stata la presentazione del suo primo romanzo, “Amami quanto io t’amo”, un’opera che segue ben quattordici libri e nella quale, come ha precisato il conduttore e direttore di Chi, si cela parecchio di autobiografico. Il racconto, la cui trama si sviluppa tra Treviso e altri centri del Veneto, ruota attorno a una figura centrale, quella di padre Ennio, un gesuita insegnante di materie classiche. Una figura, questa, che non è frutto di pura invenzione letteraria ma affonda le radici nell’esperienza personale dell’autore, il quale per sette anni è stato anch’egli docente presso un istituto dei gesuiti. Il riferimento a un personaggio reale, del resto, è emerso con chiarezza quando Signorini ha svelato che, dietro al “padre Ennio” del libro, si cela per lui la memoria del cardinal Carlo Maria Martini.

Il racconto di un momento intimo

Proprio al porporato, scomparso ormai da anni, Signorini ha legato una rivelazione profondamente personale, consegnando al pubblico del programma un ricordo privato e di grande intensità. Il giornalista ha infatti ricordato i tempi in cui, insegnando in quell’istituto milanese, aveva la possibilità di assistere periodicamente alle “lectio magistralis” che Martini riservava ai docenti. Fu in quel contesto, caratterizzato da uno scambio culturale e forse anche spirituale, che maturò una decisione cruciale. Signorini ha confessato di aver chiesto di essere ricevuto dal cardinale e, durante quell’incontro, di aver fatto per la prima volta coming out, all’età di trent’anni. Un passaggio che ha definito significativo, sottolineando come la reazione di Martini, fatta di un silenzio accogliente e non giudicante, rappresentasse per lui l’aspetto più bello e memorabile di quel dialogo.

Dalle dichiarazioni sul romanzo alle parole sul Veneto

Il racconto di questa esperienza così intima si è intrecciato, nel corso della conversazione, con altri temi legati al libro e non solo. Signorini, il cui romanzo prende il titolo da un verso de “La Traviata” di Giuseppe Verdi, ha toccato anche l’ambientazione della storia, collocata nel Trevigiano e in altre località venete. È proprio in relazione a questo aspetto che, durante un’altra intervista dedicata alla promozione dell’opera, il giornalista ha pronunciato una frase destinata a suscitare attenzione, affermando, in riferimento agli uomini della regione, che “non sono buoni amanti”. Una battuta che, al di là del suo carattere provocatorio o ironico, ha contribuito ad amplificare il dibattito attorno alla sua figura e al suo nuovo lavoro letterario, portandolo al centro della cronaca non per i consueti pettegolezi ma per le sue dichiarazioni pubbliche.

Il tema del riconoscimento formale

Oltre alle memorie del passato e alle considerazioni sul presente, l’intervista ha offerto uno sguardo sui desideri personali di Signorini riguardo al futuro della sua vita affettiva. Parlando del suo rapporto con il compagno Paolo, il conduttore ha espresso infatti una precisa volontà, dichiarando di voler “sentirmi al sicuro nel cuore e anche formalmente”. Una frase che, senza bisogno di ulteriori specificazioni, lascia intendere il suo personale orientamento verso un’unione riconosciuta, un matrimonio che possa andare oltre la dimensione puramente sentimentale per tradursi in un vincolo giuridico e sociale. Un’aspirazione che completa il quadro di un racconto pubblico nel quale elementi di fiction letteraria, ricordi autobiografici e progetti di vita si mescolano, delineando un ritratto personale inedito rispetto alle consuete apparizioni televisive.

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