Alfonso Signorini, il coming out col cardinal Martini e le nozze: "Voglio sentirmi al sicuro"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Per la prima volta non si è presentato come direttore di una rivista o conduttore televisivo, bensì come romanziere, svelando al pubblico di "Che tempo che fa" un debutto letterario inatteso e carico di implicazioni personali. Il suo libro, intitolato “Amami quanto io ti amo”, narra infatti una storia d’amore totalizzante tra due ragazzi di diversa estrazione sociale, un racconto in cui, come ha ammesso lui stesso dialogando con Fabio Fazio, “c’è parecchio di autobiografico”. Tra gli elementi che riemergono dalla sua esperienza, spicca la figura di un insegnante gesuita, padre Ennio, che nel romanzo guida i protagonisti e che nella vita reale di Signorini ha avuto un volto preciso e autorevole, quello del cardinale Carlo Maria Martini.
Il ricordo di un silenzio che accolse
Ripercorrendo gli anni in cui insegnava presso un istituto dei gesuiti a Milano, Signorini ha rievocato gli incontri mensili con il cardinale, il quale teneva una “lectio magistralis” per i docenti. Fu in quel contesto, all’età di trent’anni, che il giornalista maturò la decisione di confidarsi, scegliendo un ascoltatore d’eccezione per un passo così intimo. “Il Cardinal Martini mi ha ricevuto e ho fatto per la prima volta coming out con lui”, ha raccontato, sottolineando come la reazione del porporato, fatta di un silenzio attento e non giudicante, sia stata per lui una risposta “bellissima” e profondamente liberatoria. Un episodio che, a distanza di tempo, conserva tutto il suo peso nell’identità dell’uomo.
Un amore di ventitré anni che si formalizza
La stessa intervista è stata però anche il palcoscenico per un annuncio gioioso riguardante il presente e il futuro della sua vita privata. Dopo ventitré anni di relazione, Alfonso Signorini ha infatti dichiarato di voler sposare il suo compagno di una vita, Paolo Garimberti, fissando le nozze tra circa diciotto mesi. Una scelta che lui stesso ha motivato con un desiderio di stabilità e riconoscimento, affermando: “Voglio sentirmi al sicuro nel cuore e anche formalmente”. Una dichiarazione che va oltre la celebrazione di un legame affettivo, toccando il tema del suo bisogno di certezza e di un riconoscimento sociale dell’unione.
Scrivere d’amore in un’epoca che non ne parla
La decisione di affrontare la scrittura di un romanzo, dopo ben quattordici libri alle spalle, nasce da una precisa esigenza espressiva, come ha spiegato nell’intervista. Signorini ha confessato di aver avuto “voglia di parlare d’amore”, un sentimento di cui, a suo dire, “oggi non lo fa più nessuno”. Il risultato è un’opera che attinge a piene mani dal suo vissuto, mescolando la finzione narrativa con le esperienze reali, dalle lezioni dei gesuiti alla rivelazione della propria identità, fino alla celebrazione di un amore lungo e consolidato che ora si appresta a trovare una nuova forma istituzionale.




