Alfonso Signorini, il coming out con il cardinal Martini e il romanzo d'amore

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In un’epoca in cui, a suo dire, dell’amore non parla più nessuno, Alfonso Signorini ha deciso di raccontarlo in un romanzo, rivelando al contempo un passaggio fondamentale e privato della propria vita. Il conduttore e direttore di “Chi”, ospite nella puntata del 30 novembre di “Che tempo che fa”, ha presentato il suo libro “Amami quanto io t’amo”, sottolineando come il testo contenga elementi autobiografici significativi. La figura di padre Ennio, un gesuita insegnante di lettere al ginnasio, rappresenta nel racconto un punto di riferimento cardine, una presenza ispirata a una persona reale che ha segnato profondamente l’autore. Quell’uomo, ha spiegato Signorini senza mezzi termini, è stato per lui il cardinal Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano scomparso nel 2012, al quale si è legato durante gli anni in cui insegnava in un istituto religioso.

Un incontro che ha segnato una svolta

Proprio al cardinale, figura di grande spessore teologico e culturale, Signorini ha voluto confidare, in un momento di grande ricerca personale, un aspetto intimo della propria identità. “Il Cardinal Martini mi ha ricevuto e ho fatto per la prima volta coming out con lui”, ha raccontato in televisione, ricordando con chiarezza quel colloquio avvenuto in età adulta, quando aveva già trent’anni. La reazione del porporato, descritta come un atto di profonda accoglienza e rispetto, è rimasta impressa nella memoria del giornalista per la sua semplicità e intensità. “La cosa bellissima è stato il suo silenzio”, ha affermato, lasciando intendere come quella mancanza di parole giudicanti abbia costituito una forma di comprensione superiore a molte dichiarazioni.

Dall'esperienza personale alla finzione narrativa

Il romanzo, che rappresenta il suo primo approdo alla narrativa dopo una lunga serie di pubblicazioni di altro genere, trae quindi linfa da esperienze vissute in prima persona, trasfigurate nella storia di finzione ambientata tra Treviso e altre località venete. Durante le presentazioni del libro, qualche dichiarazione dell’autore sui tratti caratteriali degli abitanti di quelle zone, come l’affermazione “non sono buoni amanti”, ha suscitato una certa attenzione, sebbene il cuore della discussione rimanga altrove. Il lavoro letterario diviene, in questa prospettiva, il veicolo per una riflessione più ampia sui sentimenti e sulle relazioni, temi che Signorini sente ingiustamente trascurati nel discorso pubblico contemporaneo.

Il desiderio di sicurezza affettiva e formale

Oltre alle memorie legate al proprio percorso di vita, il conduttore ha toccato anche il tema del presente e della sua unione con Paolo, suo marito. Riferendosi a quel legame, ha espresso un desiderio di stabilità che va al di là della sola dimensione sentimentale privata. “Voglio sentirmi al sicuro nel cuore e anche formalmente”, ha dichiarato, accennando al valore che assume, per lui, il riconoscimento istituzionale del rapporto. Si tratta di un’esigenza di pienezza e di riconoscimento che completa il quadro di un racconto personale partito da un dialogo inaspettato in una stanza con un cardinale e approdato oggi alle pagine di un libro e alla serenità di una vita condivisa.

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