«Traumi e sguardi spenti», i periti chiedono al tribunale la riunione della famiglia nel bosco
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Redazione Interno
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È stata depositata una nuova relazione tecnica, firmata dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, che accende i riflettori – ancora una volta e forse con più urgenza che in passato – sulle condizioni psicologiche dei tre minori coinvolti nel caso della cosiddetta famiglia nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti. Il documento, pervenuto al Tribunale per i minorenni dell’Aquila lo scorso 3 aprile, rappresenta il parere dei consulenti di parte dei coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori dei bambini, e arriva a distanza di quasi un mese dall’allontanamento della madre dalla struttura protetta in cui i piccoli erano stati collocati. A differenza di altri atti processuali, questa volta il tono degli specialisti non lascia spazio a interpretazioni ambigue: si parla apertamente di una sofferenza psicologica “significativa” che, a loro giudizio, rischia di consolidarsi in un danno permanente per la salute mentale dei bambini.
Volti spenti e poca iniziativa: il disagio osservato durante le videochiamate
I consulenti hanno basato le loro valutazioni sull’osservazione diretta dei minori, concentrandosi in particolare sull’ultimo incontro con la madre e sulle interazioni a distanza, quelle che avvengono tramite videochiamate. Ed è proprio in questi frangenti, come descritto nel documento, che emergerebbero i segnali più allarmanti. Gli esperti parlano di “volti spenti, sguardi poco reattivi e una ridotta iniziativa relazionale”, elementi che – se letti in continuità con la reazione traumatica già registrata nei giorni immediatamente successivi alla separazione – delineano un quadro clinico tutt’altro in via di risoluzione. La loro analisi suggerisce che il protrarsi dell’attuale assetto, caratterizzato da una rigida separazione e da modalità di contatto supervisionato, non stia producendo alcun effetto terapeutico; anzi, secondo i periti, rischia di aggravare una condizione già di per sé instabile.
Non si tratta, va detto, di critiche generiche allo strumento della videochiamata, bensì di una valutazione specifica sul contesto. Il disagio, spiegano i tecnici, “si esprime spesso in forme indirette”, richiedendo una lettura specialistica per essere intercettato. In altre parole, i bambini non manifestano necessariamente un pianto o un rifiuto esplicito del contatto; piuttosto, mostrano un appiattimento emotivo e una passività che, per un osservatore esterno poco addestrato, potrebbero persino essere scambiati per tranquillità o adattamento. La realtà, per Cantelmi e Aiello, è esattamente l’opposto: si tratterebbe di una risposta traumatica congelata, che necessita di un’inversione di rotta immediata.
L’appello dei periti: ripristinare il nucleo senza ulteriori rinvii
Il cuore della relazione, quella che più di ogni altra osservazione assume il peso di una vera e propria richiesta formale al giudice, è la conclusione a cui giungono i due specialisti. Nel testo depositato, si legge che “l’acclarata assenza di condotte pregiudizievoli in capo alla madre (abusi o maltrattamenti), la documentata persistenza degli effetti traumatici derivanti dalla separazione dei minori dalle figure genitoriali, nonché le constatate difficoltà degli incontri da remoto ed in presenza, rendono urgente ed improcrastinabile il tempestivo ripristino del nucleo familiare”. Si tratta di una presa di posizione netta, che sposta l’asse del dibattito dalle carenze logistiche o igieniche – quelle che avevano motivato l’allontanamento iniziale – al danno psicologico in atto.
I periti sostengono che la misura della separazione, pensata per tutelare i minori, stia paradossalmente diventando il principale fattore di rischio. La loro richiesta, pertanto, non è quella di una modifica marginale delle visite o di un aumento delle ore di contatto, bensì la riunificazione completa e immediata. Questo perché, come argomentano nel documento, qualsiasi ulteriore dilazione nell’applicare questa misura configurerebbe “un fattore di rischio clinicamente rilevante per l’insorgenza di ulteriori e documentabili danni alla salute mentale dei bimbi”.
Un quadro giudiziario ancora aperto tra nuove case e vecchie ordinanze
Mentre il Tribunale per i minorenni valuta questo nuovo parere – destinato a confrontarsi con le relazioni dei servizi sociali e con il lavoro del consulente tecnico d’ufficio – il contesto esterno alla magistratura mostra segnali contraddittori. Da un lato, il Comune di Palmoli ha messo a disposizione della famiglia un alloggio in comodato gratuito per due anni, una soluzione abitativa alternativa al casolare nel bosco che aveva sollevato perplessità sotto il profilo igienico-sanitario. Il padre, Nathan Trevallion, ha firmato il contratto, ma ha chiarito che non abiterà la nuova casa senza i figli, attendendo il via libera dei giudici. Dall’altro lato, la situazione sul campo rimane quella di una separazione fisica che, secondo i consulenti di parte, sta logorando i bambini.
La prossima udienza, calendarizzata per il 21 aprile, potrebbe rappresentare un crocevia importante, anche se – in attesa di conoscere le controdeduzioni del tribunale e del pubblico ministero – non è possibile anticipare alcuna decisione. Quel che è certo, alla luce di questa relazione, è che il fronte dei genitori ha scelto di giocare la partita sul terreno clinico, portando al giudice non una contestazione ideologica del provvedimento, ma un’allerta sanitaria circostanziata. I “volti spenti” descritti da Cantelmi e Aiello sono ora un elemento ufficiale del fascicolo, e spetterà all’autorità giudiziaria stabilire se tale sofferenza giustifichi o meno una revoca immediata della misura di allontanamento.




