Giallo sul traliccio danneggiato in Friuli, indagano i magistrati tra sabotaggio e pista anarchica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un traliccio dell’alta tensione, nel cuore della Carnia, è stato danneggiato in circostanze che restano avvolte nel mistero. L’episodio, avvenuto tra Tolmezzo e Paluzza, lungo la linea a 132 kV che collega le due località, ha costretto Terna a intervenire in emergenza, richiedendo la disconnessione della stazione di pompaggio di Paluzza. Un gesto, quello contro l’infrastruttura elettrica, che le autorità giudiziarie – con gli inquirenti che hanno già avviato accertamenti approfonditi – non escludono possa essere riconducibile a una matrice dolosa, se non apertamente eversiva. Nessuna rivendicazione, per ora, è stata diffusa, ma il silenzio attorno all’azione alimenta l’ipotesi di un sabotaggio mirato, tanto più in un’area considerata strategica per i collegamenti energetici tra l’Italia e l’Europa centrale.

L’ombra del sabotaggio e il nodo delle infrastrutture critiche

La vicenda, che ha riacceso l’attenzione sulla vulnerabilità delle reti energetiche nazionali, si inserisce in un quadro di crescente allerta già emerso in altre regioni del continente. Quel traliccio, danneggiato lo scorso 25 marzo nel comune di Tolmezzo, non era un manufatto qualsiasi: la sua messa fuori uso, seppure temporanea, ha generato ripercussioni immediate sulla stabilità dell’approvvigionamento locale. Ma c’è di più, perché l’interruzione della linea ad alta tensione ha incrociato – temporalmente e geograficamente – un altro evento anomalo: il rallentamento delle attività di una stazione di pompaggio dell’Oleodotto Transalpino (Tal) a Terzo di Tolmezzo. Secondo quanto riportato da testate come Welt am Sonntag e Business Insider, quel rallentamento – che avrebbe costretto le raffinerie tedesche Miro (nel Baden-Württemberg) e Bayernoil (in Baviera) ad attingere per giorni alle riserve di greggio – sarebbe stato la conseguenza di un sabotaggio. La versione, però, è stata prontamente smentita dal gruppo Tal, il quale ha parlato di “un rallentamento tecnico delle attività dovuto a molteplici occorrenze, proprie e di terzi”.

Le indagini dell’antiterrorismo e le contraddizioni sulla pista tecnica

A far pendere l’ago della bilancia verso l’ipotesi dolosa è però l’intervento diretto della procura, che ha delegato le indagini anche agli specialisti dell’antiterrorismo. Perché se il danno al traliccio appare circoscritto e riparabile, il contesto – quello della penisola italiana e dell’Europa centrale alle prese con le tensioni sui rifornimenti – suggerisce prudenza. Gli investigatori, stando a quanto si apprende da fonti vicine al fascicolo, non scartano alcuna pista: da quella del sabotaggio orchestrato da soggetti esterni, magari con un movente politico o ideologico, a quella – ritenuta meno probabile ma comunque vagliata – di un danneggiamento riconducibile a gruppi anarchici o antagonisti già noti per azioni contro infrastrutture. Quel che è certo, al momento, è che Terna ha dovuto richiedere l’intervento d’urgenza, e che il gesto ha avuto conseguenze tangibili sulla regolarità del servizio, seppur circoscritte nel tempo.

Un caso che resta aperto, tra mancanza di rivendicazioni e nodi giudiziari

L’assenza di qualsiasi rivendicazione, a distanza di giorni dall’accaduto, rende il quadro ancora più opaco. Non c’è un manifesto, non c’è un comunicato, non c’è una sigla che si assuma la responsabilità dell’azione contro il traliccio. E proprio questo silenzio, paradossalmente, alimenta le attenzioni degli inquirenti, i quali stanno setacciando le aree circostanti alla ricerca di tracce fisiche o tecnologiche – come impronte digitali, residui di ordigni artigianali o intercettazioni – che possano ricondurre a uno o più esecutori. Parallelamente, si lavora per chiarire se il danno al traliccio e il rallentamento all’oleodotto Tal siano eventi collegati tra loro, oppure due fenomeni distinti ma temporalmente coincidenti. La magistratura, in questo frangente, mantiene un riserbo assoluto, consapevole della delicatezza di un fascicolo che tocca la sicurezza nazionale e i rapporti con i partner europei, soprattutto quelli tedeschi, le cui raffinerie sono state costrette a gestire l’emergenza con le scorte. Il giallo, insomma, è ancora tutto da scrivere, e gli sviluppi giudiziari delle prossime settimane saranno decisivi per stabilire se dietro a quel traliccio piegato ci sia la mano isolata di un vandalo o il disegno più articolato di un sabotatore.

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