L’Ue accelera sul Mercosur, via libera all’applicazione provvisoria dell’accordo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha rotto gli indugi e dato il via libera all’applicazione provvisoria dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur, spiazzando non pochi osservatori e, soprattutto, il governo francese. L’annuncio, arrivato al termine di un vertice lampo a Bruxelles, segue di poche ore la ratifica formale del trattato da parte di Argentina e Uruguay, due dei quattro Paesi fondatori del blocco sudamericano assieme a Brasile e Paraguay. Una mossa, quella di von der Leyen, che di fatto scavalca il rinvio alla Corte di giustizia europea chiesto dal Parlamento Ue, un'ostruzione procedurale che avrebbe congelato il voto dell’Eurocamera per un periodo compreso tra i diciotto e i ventiquattro mesi. La presidente della Commissione, forte del mandato conferitole dal Consiglio Ue già a gennaio, ha quindi deciso di non attendere i tempi tecnici della magistratura comunitaria, procedendo speditamente sulla base della ratifica sudamericana. "Lo avevo detto: quando loro saranno pronti, noi saremo pronti", ha dichiarato von der Leyen, motivando la scelta con la necessità di non perdere l'onda lunga di un'intesa senza precedenti per dimensioni e portata geopolitica.
La ratifica sudamericana e la spinta di Germania e Spagna
Il via libera di Buenos Aires e Montevideo ha rappresentato per Bruxelles il grilletto per azionare il meccanismo di entrata in vigore anticipata. L’Argentina, con la promulgazione del presidente Javier Milei, e l’Uruguay, dopo il voto favorevole delle rispettive Camere, hanno completato l'iter interno, dimostrando una fiducia e una volontà politica che la presidente della Commissione ha voluto cogliere al volo. Fonti vicine al collegio dei commissari riferiscono di consultazioni serrate nelle ultime settimane con gli Stati membri e con i rappresentanti del Parlamento Ue, consultazioni che hanno portato alla convinzione che esistessero i margini per procedere. L'asse tra Berlino e Madrid, da sempre a trazione liberista e favorevole all'intesa, ha giocato un ruolo cruciale nel sostenere l'iniziativa di von der Leyen: il ministro degli Esteri tedesco ha parlato di "momento dell'Europa", sottolineando come l'accordo permetterà a imprese e cittadini di entrambi i continenti di beneficiare di maggiore crescita e prosperità. E dalla Moncloa, il ministro dell'Economia spagnolo, Carlos Cuerpo, ha ribadito che in un mondo sempre più incerto, l'Europa non può permettersi di restare indietro, definendo l'intesa un passo fondamentale per l'autonomia e la resilienza del vecchio continente.
La reazione di Parigi: "Brutta sorpresa e cattiva prassi"
Diametralmente opposta, e per certi versi prevedibile, la reazione della Francia. Emmanuel Macron non ha nascosto il proprio disappunto, definendo la decisione della Commissione una "brutta sorpresa" e, soprattutto, una "cattiva prassi" nei confronti del Parlamento europeo. Il presidente francese, affiancato dal primo ministro sloveno Robert Golob durante una conferenza stampa a Parigi, ha parlato di una mossa unilaterale che si assume una pesante responsabilità verso gli agricoltori, già in fermento, e verso i cittadini europei e i loro rappresentanti, a suo dire non trattati con il rispetto che meriterebbero. Il fronte del rifiuto, che vede la Francia in prima linea assieme a preoccupazioni espresse da Irlanda e Polonia, punta il dito contro i rischi per il settore agricolo, timoroso di una concorrenza sleale da parte delle importazioni sudamericane. La ministra dell'Agricoltura transalpina, Annie Genevard, ha parlato di una scelta "molto dannosa per il funzionamento delle nostre istituzioni", mentre l'eurodeputata Céline Imart ha accusato la Commissione di mostrare disprezzo verso il mondo agricolo. A scatenare ulteriormente gli animi, la concomitanza con il Salone dell'Agricoltura a Parigi, la grande kermesse annuale che quest'anno si tinge di proteste.
I meccanismi dell'applicazione provvisoria e i nodi da sciogliere
Tecnicamente, l'applicazione provvisoria permetterà di eliminare gran parte dei dazi doganali e di attivare numerose disposizioni commerciali dell'accordo, senza attendere il parere della Corte e il voto finale dell'Eurocamera. Un meccanismo, questo, previsto dai trattati e già utilizzato in passato per altri accordi commerciali, come il Ceta con il Canada. La stessa von der Leyen ha tenuto a precisare la natura temporanea del provvedimento: "L'applicazione provvisoria è, per sua natura, provvisoria", ha scandito, ricordando che la piena e definitiva conclusione dell'accordo richiederà pur sempre il consenso del Parlamento Ue. Tuttavia, l'avvio immediato dell'intesa rischia di spiazzare le opposizioni e di rendere un eventuale voto contrario dell'Aula, tra un anno o due, politicamente molto più complicato. Bruxelles, per provare a smussare le critiche, ha messo sul piatto una serie di clausole di salvaguardia e controlli più stringenti per evitare l'ingresso di prodotti che non rispettano gli standard europei. Il pacchetto di misure, studiato per proteggere i produttori più sensibili come quelli di carni, zucchero e pollame, prevede meccanismi di compensazione e un rafforzamento dei cosiddetti "specchi" normativi, quelli per cui un prodotto importato deve rispettare le stesse regole di un prodotto europeo. La sfida, per von der Leyen, è ora tutta politica: dimostrare che i benefici per l'industria, l'export di vini, formaggi e macchinari, supereranno i timori del settore primario.




