Saman Abbas, la procura generale di Bologna chiede l’ergastolo per i cinque familiari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura generale di Bologna ha concluso la sua requisitoria nel processo d’appello chiedendo l’ergastolo per tutti e cinque i familiari imputati nell’omicidio di Saman Abbas, la diciottenne uccisa a Novellara nel 2021. La richiesta, avanzata dalla procuratrice Silvia Marzocchi, riguarda il padre, la madre, lo zio e i due cugini, accusati di omicidio e soppressione di cadavere, con le aggravanti della premeditazione e dei motivi "abietti e futili".

La vicenda, che ha sconvolto l’opinione pubblica, risale alla primavera di tre anni fa, quando la giovane di origini pachistane scomparve dopo aver rifiutato un matrimonio combinato. I suoi resti, ritrovati solo nel novembre 2022 in un casolare abbandonato, hanno confermato le peggiori ipotesi: Saman era stata uccisa in quello che la procura ha definito "un atto barbaro", eseguito come una "condanna a morte" decisa dalla sua stessa famiglia.

In primo grado, la Corte d’assise di Reggio Emilia aveva condannato all’ergastolo i genitori, infliggendo 14 anni di carcere allo zio e assolvendo i due cugini, poi scarcerati. Ora, però, la procura generale – intervenuta in appello – ha chiesto una pena più severa per tutti, sostenendo che il delitto sia stato il risultato di una pianificazione collettiva. "Una sentenza esemplare", ha sottolineato Marzocchi, "che restituisca a Saman il ruolo di vittima, cancellando ogni tentativo di giustificazione".

Le indagini, complicate dall’assenza di testimoni diretti e dalla fuga all’estero di alcuni imputati – rientrati solo dopo essere stati estradati –, hanno fatto emergere un quadro di violenza premeditata. Le intercettazioni e le ricostruzioni hanno dimostrato che la giovane, ribellandosi alle imposizioni familiari, era stata considerata una "colpevole" da punire.

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