Diabete di tipo 2, il monitoraggio continuo del glucosio riduce la mortalità ma l'accesso resta disomogeneo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Sempre più centrale nel dibattito scientifico sul diabete di tipo 2 è il ruolo del monitoraggio continuo del glucosio (Continuous Glucose Monitoring, Cgm) nella gestione della patologia. In occasione del 62esimo Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (Easd), in corso a Milano fino al 2 ottobre, Abbott ha sottolineato come le evidenze a supporto di questa tecnologia siano oggi sempre più solide, trovando conferma non solo negli studi clinici randomizzati ma anche nei dati raccolti nella pratica clinica quotidiana.

I nuovi dati presentati al congresso di Milano

Uno studio real-world condotto negli Stati Uniti su quasi 28mila adulti con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale ha rilevato un'associazione tra l'uso del Cgm, inclusa la tecnologia Libre di Abbott, e un rischio di morte inferiore del 45% a 12 mesi e del 36% a 24 mesi rispetto a chi non utilizzava il monitoraggio continuo. I ricercatori hanno inoltre identificato un'associazione con una riduzione delle complicanze cardiovascolari, compresi gli eventi ricorrenti.

Si tratta, secondo quanto riferito, delle prime evidenze che mostrano un legame tra l'utilizzo di questi dispositivi e un minor rischio di decesso specificamente nella popolazione con diabete di tipo 2 trattata con insulina basale.

Lo studio ha utilizzato un approccio di target trial emulation, una metodologia real-world progettata per riprodurre il più possibile le caratteristiche di uno studio clinico randomizzato. I ricercatori hanno confrontato circa 14mila utilizzatori di sistemi Cgm con altrettante persone che non li utilizzavano, effettuando un matching delle due coorti sulla base di 29 caratteristiche iniziali e conducendo molteplici analisi di sensibilità.

A questi dati si affiancano i risultati dello studio randomizzato FreeDM2, condotto con un sistema Libre su 303 partecipanti in 24 centri clinici nel Regno Unito. La ricerca ha mostrato un miglioramento del controllo glicemico rispetto alla misurazione tradizionale tramite puntura del dito, con una riduzione dell'emoglobina glicata statisticamente e clinicamente significativa sia durante la fase di autogestione sia in quella con supporto clinico.

Il professor Ramzi Ajjan, docente di medicina metabolica all'Università di Leeds, ha commentato che i risultati indicano come i benefici potenziali del Cgm possano estendersi oltre il semplice miglioramento della glicemia.

La questione dell'accesso disomogeneo sul territorio

Nonostante le evidenze cliniche, resta aperta la questione dell'omogeneità di accesso a queste tecnologie sul territorio nazionale. In Emilia-Romagna il diabete riguarda circa 232.000 persone, pari al 5,2% della popolazione regionale, di cui circa 50.000 in trattamento insulinico.

Le attuali linee di indirizzo regionali, approvate nel novembre 2024, estendono la prescrivibilità dei dispositivi a tutta la popolazione con diabete di tipo 1, mentre per gli adulti con diabete di tipo 2 in terapia insulinica basale la circoscrivono a specifiche condizioni quali disabilità, stato di gravidanza, attività lavorative che comportano la guida professionale di mezzi o la gestione di macchinari, o episodi di ipoglicemia.

Il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Nicola Marcello, vicepresidente della Commissione Politiche per la salute e politiche sociali dell'Assemblea legislativa, ha depositato una risoluzione per superare le attuali limitazioni prescrittive e garantire anche alle persone con diabete di tipo 2 in terapia insulinica l'accesso ai sensori per il monitoraggio continuo della glicemia.

Nel documento si rileva come diverse Regioni italiane, tra cui Sicilia, Campania, Lombardia, Lazio, Marche e Basilicata, abbiano già esteso l'accesso ai sistemi Cgm a tutti i pazienti insulino-trattati, determinando una disomogeneità a seconda della Regione di residenza.

La risoluzione richiama inoltre il valore clinico di questi strumenti anche per i pazienti non in terapia insulinica, come sottolineato dalle linee guida 2025 della Società Italiana di Diabetologia e dell'Associazione Medici Diabetologi. L'ampliamento dell'accesso alla tecnologia, si legge nel documento, si è dimostrato vantaggioso in termini di contenimento dei costi per il Servizio Sanitario Regionale, con una riduzione delle ospedalizzazioni e degli accessi al pronto soccorso, oltre a una maggiore integrazione con la telemedicina.

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