Diabete di tipo 2, nel microbioma intestinale una "firma" che potrebbe anticipare il rischio

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il microbioma intestinale potrebbe contenere una sorta di "firma" in grado di segnalare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 prima che compaiano alterazioni evidenti della glicemia. A suggerirlo sono i risultati di una nuova ricerca presentata al congresso annuale dell'European Association for the Study of Diabetes, in corso a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre.

Lo studio su oltre 229mila adulti

L'analisi, condotta da ricercatori dell'Università di Trento e britannici, ha esaminato dati metagenomici e informazioni sanitarie di 229.025 persone provenienti da Regno Unito e Stati Uniti. Il campione, con un'età media di 50 anni e composto per quasi il 74% da donne, comprendeva 3.627 individui con diagnosi di diabete di tipo 2, 14.022 con prediabete e oltre 211mila con livelli normali di glucosio nel sangue. Il team ha identificato 789 specie batteriche associate alla malattia, un numero che riflette la complessità delle alterazioni metaboliche in gioco.

Specie batteriche più e meno abbondanti

Tra le specie individuate, 168 risultavano più abbondanti nelle persone con diabete, mentre 621 erano presenti in quantità inferiori. Tra gli esempi segnalati figura Enterocloster bolteae, più frequente nei soggetti diabetici e già associata a una peggiore salute cardiovascolare e metabolica. Al contrario, Romboutsia timonensis appariva meno rappresentata nei pazienti. Molte delle specie identificate non erano mai state coltivate o studiate in laboratorio, come sottolineato dai ricercatori.

La firma microbica prima della malattia

Per capire se queste alterazioni precedessero la comparsa del diabete, i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 135mila partecipanti con glicemia normale. I risultati hanno mostrato che le persone i cui livelli di zucchero nel sangue rimanevano elevati più a lungo dopo un pasto, segno di una possibile insulino-resistenza iniziale, presentavano più frequentemente lo stesso schema di alterazioni batteriche osservato nei soggetti con diabete conclamato.

L'intensità di questa firma aumentava progressivamente con l'incremento della resistenza all'insulina, suggerendo che i cambiamenti del microbiota possano essere rilevati molto prima delle anomalie glicemiche utilizzate oggi per la diagnosi.

Un segnale in più accanto agli esami standard

Gabriel Baldanzi, primo autore dello studio, ha spiegato che l'obiettivo non è sostituire gli esami diagnostici standard, ma offrire un'informazione aggiuntiva. «Sappiamo che modifiche dello stile di vita, come alimentazione e attività fisica, possono prevenire o ritardare l'insorgenza del diabete di tipo 2», ha dichiarato. «Tuttavia le persone spesso faticano a percepire se questi cambiamenti stiano realmente funzionando». Individuare precocemente le variazioni nel microbioma potrebbe fornire una motivazione concreta a proseguire sulla strada giusta.

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