Cuba, l'isola sotto shock dopo il blitz in Venezuela e le minacce di Trump
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Redazione Esteri
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Le parole di Donald Trump, pronunciate dalla Florida a poche ore dall'operazione militare in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Maduro, risuonano come un avvertimento diretto all'Avana. Il presidente degli Stati Uniti, infatti, ha definito Cuba "una nazione in fallimento", mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha esplicitamente indicato il regime come prossimo obiettivo, per scongiurare che possa "manipolare i miglioramenti interni perpetuando il suo potere". Una minaccia che, filtrando attraverso i soli 360 chilometri di mare che separano Mar-A-Lago dalla Plaza de la Revolución, ha gettato il governo di Miguel Díaz-Canel in uno stato di allerta elevatissimo, aggravato dalla conferma ufficiale della morte di trentadue uomini.
I pretoriani cubani di Maduro, prima linea e prime vittime
Proprio quei trentadue cubani, descritti come parte integrante del "primo anello di sicurezza" del leader venezuelano, rappresentano il nodo cruciale e drammatico della vicenda. Secondo quanto affermato pubblicamente dal ministro della difesa venezuelano, tutti i membri della scorta sono stati uccisi durante l'assalto condotto dalle forze speciali statunitensi. L'Avana, pur senza diffondere i nomi delle vittime identificate come appartenenti alle Forze armate rivoluzionarie e al ministero dell'Interno, ha tributato loro due giorni di lutto nazionale, definendo l'operato americano un "atto criminale e terrorista". Onori che, però, non nascondono il colpo durissimo inferto all'apparato di sicurezza che Cuba manteneva in Venezuela, uno dei cardini della sua influenza regionale.
Rubio, da figlio dell'esilio a segretario di Stato anti-castrista
La figura di Marco Rubio aggiunge uno strato geopolitico e personale alla pressione esercitata sull'isola. Nato in Florida da una famiglia fuggita dal regime di Fidel Castro, eletto senatore nel 2011 e oggi primo latino-americano a ricoprire il ruolo di segretario di Stato, ha costruito la sua carriera politica su una ferma opposizione a L'Avana. Le sue recenti dichiarazioni, dunque, non suonano come una semplice estensione della linea dell'amministrazione Trump, ma come l'attuazione di un obiettivo a lungo perseguito, che trova ora una congiuntura storica potenzialmente favorevole dopo la rimozione di un alleato chiave come Maduro.
Un paese stretto tra crisi interne e l'assedio esterno
Lo scenario che si delinea per Cuba è quindi di una complessità inedita. Da un lato, l'isola deve fronteggiare una crisi energetica endemica, il dilagare di epidemie e un progressivo spopolamento, fattori che ne minano la stabilità interna da anni. Dall'altro, l'evento venezuelano ha bruscamente rimosso un pilastro fondamentale del suo sostegno economico e politico, esponendola a una campagna di pressione internazionale guidata da un'amministrazione americana particolarmente determinata e personalmente coinvolta. La morte dei trentadue uomini non è solo una perdita umana e simbolica, ma segna la fine di un'era di proiezione militare e di influenza diretta nel continente, lasciando il regime a confrontarsi con le sue vulnerabilità in un contesto radicalmente mutato.




