Toro, tre punti d’oro in un deserto di idee. E il futuro granata bolle in pentola

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un paradosso, e non dei più sottili, che avvolge il mondo granata all’indomani della trasferta di Pisa: la classifica respira, ma l’entusiasmo, quello vero, soffoca quasi per asfissia. Se l’obiettivo dichiarato – e per certi versi necessario – della spedizione in terra toscana era blindare una salvezza che fino a un mese fa sembrava un miraggio e guardare alla parte sinistra della graduatoria con meno ansia, allora la missione può dirsi compiuta. Tuttavia, e qui sta il nodo, il modo in cui lo 0-1 finale è maturato lascia sul terreno più interrogativi che certezze, in una serata che verrà ricordata più per il cinismo glaciale di un singolo che per la coralità – o persino la sufficienza – della manovra collettiva.

Dall’errore di Tramoni al gol di Adams. Porte girevoli e amaro in bocca

Un’istantanea, a dirla tutta, vale più di ogni analisi tattica posticcia. Minuto cinquantanove, Matteo Tramoni recupera un pallone a metà campo e si scaglia verso il portiere del Torino, Paleari, senza alcun avversario davanti. Un’autostrada, insomma, spianata dal destino. Giunto d’innanzi alla porta, però – piuttosto che calciare con l’istinto del goleador – opta per il passaggio verso Stojilkovic, posizionato sulla sua destra, sbagliando totalmente il dosaggio. Ne viene fuori un assist che è più un regalo per il difensore di turno che per il compagno. L’urlo di disperazione che sale dall’Arena accompagna il pallone sfilare sul fondo, mentre dalla panchina ospite qualcuno trattiene un sospiro di sollievo. Di lì a poco, il Torino punirà quella leggerezza con la cattiveria di chi, pur senza brillare, sa aspettare il momento giusto.

D’Aversa ragiona non sull’11 ma sui 16: ecco cosa è emerso da Pisa

Roberto D’Aversa è stato chiamato per un compito preciso, e cioè condurre il Torino lontano dai guai. E la salvezza, dopo la vittoria di Pisa, è quasi in archivio. Quasi, perché la matematica non è ancora servita, ma l’aria che tira in casa granata è decisamente meno tossica di qualche settimana fa. La prestazione, lo si dice senza giri di parole, non è stata particolarmente spumeggiante; anzi, si è inserita a pieno titolo in una partita che è un po’ lo specchio (malato) della proposta del calcio italiano degli ultimi anni: tatticismo estremo, emozioni al contagocce, quasi tutte concentrate nel finale di una ripresa stenta. D’Aversa, per portare a casa i tre punti, ha ragionato sui 16 e non sugli 11. Nel senso che il vero lavoro non è stato tanto sul modulo o sugli undici titolari, ma sull’intero gruppo, su quelle seconde linee che a Pisa hanno dato risposte in termini di ordine e sacrificio. Nessuna follia offensiva, nessun rischio calcolato: solo una gestione quasi maniacale degli spazi e degli errori altrui.

Pagelle e voti: Adams regge il peso di una serata opaca

Scorrendo i voti del match, emerge con chiarezza un dato. Adams è il migliore in campo, e lo è per aver concretizzato l’unica vera occasione pulita capitata tra i piedi granata. Il resto, a onor del vero, è polvere tattica. Tra le fila del Pisa, invece, Semper si salva con un 6, mentre Tramoni – proprio lui, l’artefice dello svarione – incassa un 5 che sa persino di generosità. Calabresi e Caracciolo arrancano, Leris non incide, Moreo esce mestamente dal match. Dalla parte opposta, Paleari non deve quasi mai intervenire in maniera decisiva, segno che il dispositivo difensivo di D’Aversa ha retto senza troppi strappi. Il paradosso finale, però, resta intatto: il Torino vince, si allontana dalla zona calda, ma lo fa con una prestazione che difficilmente verrà ricordata per la qualità del gioco. E se il futuro granata bolle in pentola – come recita il titolo a effetto – quel fuoco, al momento, è più un languido sobbollire che una fiamma viva.

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