Intesa e Unicredit, l’onda lunga degli utili record accende il risiko bancario
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Redazione Economia
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Nell’arco di poche settimane, il sistema creditizio italiano ha consegnato al mercato due prove di forza che, per entità e tempistica, non si vedevano dagli anni precedenti la grande crisi finanziaria. Dopo che Unicredit aveva già fatto segnare un primo trimestre da 3,2 miliardi di euro, è stata la volta di Intesa Sanpaolo, la cui chiusura dei primi tre mesi del 2026 ha fatto registrare un utile netto pari a 2,76 miliardi – una cifra che, come sottolineato dall’amministratore delegato Carlo Messina, rappresenta “il migliore della sua storia”. Un dato, quest’ultimo, che ha superato le attese del consensus, ferme a 2,62 miliardi, e che ha messo in evidenza una crescita del 5,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Numeri da scacchiera: oltre 8 miliardi di profitti complessivi
Se si sommano i risultati già diffusi dai due maggiori istituti nazionali, si supera agevolmente quota 8 miliardi di utili netti solo nel primo scorcio dell’anno. Una performance che, inevitabilmente, riaccende i riflettori sulle strategie di aggregazione e sulle mire espansive – domestiche e transalpine – che da tempo circolano negli ambienti finanziari. Il “Risiko” bancario, termine che gli analisti hanno ricominciato a usare con una certa frequenza, trova nuova linfa in questi conti trimestrali: la redditività record offre, di fatto, un’arma a doppio taglio, perché da un lato rafforza le singole posizioni patrimoniali, dall’altro alimenta le speculazioni su possibili mosse a sorpresa, magari verso quelle realtà ritenute ancora fuori portata.
Il piano di Messina: crescita sulle commissioni e dividendo da 9,4 miliardi
Nella call con gli analisti di ieri, Messina ha voluto apertamente legare questi risultati all’avvio del nuovo Piano d’Impresa 2026-2029, un progetto – ha spiegato – che ambisce a un Roe sostenibile del 20% facendo leva sull’incremento delle commissioni e sullo sviluppo tecnologico. I numeri, in tal senso, non mentono: i proventi operativi netti sono saliti a 7,2 miliardi (+5,3%), le commissioni nette hanno toccato quota 2,5 miliardi (+3,1%) mentre gli interessi netti si sono attestati a 3,6 miliardi, segnando una sostanziale tenuta (+0,1%). Quanto al ritorno per gli azionisti, l’istituto guidato da Messina ha messo sul piatto un maxi dividendo complessivo da 9,4 miliardi – una cifra, quest’ultima, che pochi competitor europei possono permettersi senza intaccare i coefficienti patrimoniali.
Generali fuori dal radar e il ricordo personale del ceo
È però un’altra dichiarazione, emersa a margine della presentazione dei conti, a far crescere l’attenzione degli addetti ai lavori: quella secondo cui “Generali fuori dal radar” rappresenterebbe, allo stato attuale, una delle poche certezze strategiche. Un’affermazione che, letta in controluce, non fa che alimentare il dibattito su eventuali operazioni di consolidamento nel settore assicurativo o su future alleanze trasversali. Va segnalato, infine, un passaggio personale che ha reso meno asettica la consueta conference call: Messina ha esordito ricordando la madre, scomparsa giovedì scorso, un gesto che ha intriso di umanità la trattazione di numeri altrimenti freddi. Resta inteso che, con questi utili record – e con Unicredit che osserva dalla propria sponda – il prossimo trimestre potrebbe consegnare nuove scintille, anche se ogni previsione è al momento sospesa.




