Il caso Pucci e le polemiche, Carlo Conti rivendica la sua autonomia: “Nessuno mi ha obbligato a prendere un artista, preferisco che si dica che non so fare il mio mestiere”. E sulla premier: “Se Meloni compra il biglietto può venire, è una libera cittadina”
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Redazione Interno
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Alla vigilia della 76esima edizione del Festival di Sanremo, la conferenza stampa di Carlo Conti diventa inevitabilmente il luogo dove dipanare le polemiche che hanno accompagnato le scelte artistiche di quest'anno, e lo fa con una nettezza che non lascia spazio a fraintendimenti: il direttore artistico, rispondendo alle domande dei giornalisti riuniti al Teatro Ariston, ha tracciato una linea di demarcazione precisa tra la sua indipendenza e quelle che definisce “fantascienze”, ovvero le presunte ingerenze politiche che avrebbero guidato i suoi casting -1. Al centro del dibattito, com'è noto, c'è la vicenda che ha riguardato il comico Andrea Pucci, il quale aveva rinunciato alla partecipazione dopo aver ricevuto, a suo dire, una raffica di minacce e insulti sui social network; una rinuncia che Conti, pur dicendosi dispiaciuto “dal punto di vista umano e professionale”, ha sempre rispettato in quanto scelta personale e autonoma dell'artista, respingendo al contempo qualsiasi illazione su una sua presunta spinta politica per includerlo nel cast -5. La sua difesa, in questo senso, si è fatta via via più netta con l'avvicinarsi dell'evento, culminando nella dichiarazione secondo cui la sua carriera quarantennale, costellata di collaborazioni con governi di diverso colore e con tutte le dirigenze Rai che si sono succedute, dovrebbe già costituire di per sé la migliore delle garanzie: “La mia storia parla per me” ha ripetuto più volte, quasi come un mantra, per sottolineare una libertà che dice di aver sempre esercitato, un tempo come oggi -6-7.
Il direttore artistico e la difesa del suo operato: “Scelgo gli artisti per quello che sanno fare, non per le loro idee”
Scavando più a fondo nella questione, Conti ha voluto spostare il baricentro del discorso dalla presunta appartenenza politica degli ospiti alla loro reale capacità di intrattenere e di reggere quel palcoscenico così particolare, com'è quello dell'Ariston, che richiede leggerezza e mestiere. Parlando specificamente di Pucci, ha ricordato come si tratti di un artista che “riempie i teatri”, che è stato “ospite di miliardi di trasmissioni”, da Zelig ai suoi one man show, e che solo pochi mesi fa aveva ricevuto un premio proprio per i suoi successi teatrali all'Arena di Verona, circostanze tutte che lo rendevano, ai suoi occhi, una scelta professionale legittima e ponderata -1-7. “Quando scelgo un artista, non gli vado a chiedere cosa vota o quali sono le sue opinioni personali” ha tenuto a precisare il conduttore, spiegando di essere rimasto sorpreso dal “putiferio” che si è scatenato attorno a un nome che, nella sua visione delle cose, doveva semplicemente garantire una performance divertente -1-7. Ed è a questo proposito che ha lanciato la frase forse più significativa dell'intera conferenza, quella che meglio riassume il suo stato d'animo: “Preferisco che si dica che non so fare il mio mestiere, piuttosto che si dica che sono stato tirato per la giacca da qualcuno” -1. Una rivendicazione di autonomia, la sua, che ha esteso anche al rapporto con la Rai, verso la quale non ha mai percepito pressioni, e che gli ha permesso di guardare con una certa ironia alle etichette che gli vengono cucite addosso: “Quando c'era Renzi ero per tutti renziano, ora sono meloniano, domani magari sarò cinquestelliano; per fortuna sono un uomo libero e ci tengo a esserlo, nel mio lavoro di giullare televisivo” -2-8.
L'ombra di palazzo Chigi e il caso Meloni: tra smentite e biglietti d'ingresso
Parallelamente alla querelle su Pucci, un'altra voce ha rincorso la kermesse nei giorni precedenti l'avvio, ed è quella che vorrebbe la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, presente in prima fila all'Ariston per assistere a una delle serate. Una notizia che lo stesso Conti aveva bollato come “fantascienza pura” già nei giorni scorsi, pubblicando la foto di un articolo che ne ipotizzava la presenza con un commento ironico sui social network, e che oggi ha definitivamente archiviato con un pragmatismo tutto toscano: “Non credo che debba venire al Festival, poi è una cittadina libera, se compra il biglietto può venire come tutti gli altri, mica decido io chi deve entrare” -2-10. Una posizione, la sua, che ha il pregio della semplicità e che taglia corto con qualsiasi suggestione di coinvolgimento diretto o di regia occulta, ribadendo come la porta dell'Ariston sia aperta a chiunque, ma senza inviti speciali né trattamenti di favore. Del resto, la stessa premier aveva già provveduto a smentire seccamente la sua partecipazione, parlando di una “notizia totalmente inventata” e ricordando, con un post sul suo profilo X, che mentre si fantasticava su sue presenze immaginarie lei continuava a fare il suo lavoro, auspicando che Sanremo potesse “brillare senza ospiti immaginari” -2. Una presa di distanza che ha spazzato via ogni possibile ambiguità, confermando che tra il Teatro Ariston e Palazzo Chigi non c'è alcun filo diretto.
Tra lacrime e ricordi: l'eredità di Pippo Baudo e la festa della musica
Se le polemiche e le smentite hanno occupato granello spazio della conferenza, non sono però mancati i momenti di intensa commozione, quelli che riconducono il Festival alla sua essenza più profonda di celebrazione della musica e della televisione italiana. Un'emozione che ha preso alla gola lo stesso Conti quando ha dovuto affrontare il tema di Pippo Baudo, il grande maestro scomparso lo scorso agosto, al quale ha voluto dedicare l'intera edizione: “Tocca a me fare il primo Festival senza Pippo, ed era doveroso dedicarglielo” ha detto con la voce rotta, spiegando di avergli intitolato il suo camerino e ringraziando la famiglia per avergli voluto dedicare il quaderno ufficiale della manifestazione -4-10. “Pippo è il maestro, un faro, mi dispiace tantissimo che non ci sia” ha aggiunto, cercando poi di stemperare l'atmosfera con una battuta sulla sua età e sulla facilità con cui, ormai, gli capita di commuoversi parlando di chi non c'è più -4. Un passaggio, questo, che ha ricordato a tutti come il Festival sia anche un rito di passaggio e di memoria, capace di unire generazioni di spettatori e di artisti. In questo contesto di ricordi e di smentite, hanno trovato spazio anche le parole di Laura Pausini, co-conduttrice di questa edizione, la quale ha voluto sottolineare come l'invito di Conti, arrivato dopo una lunga gestazione, l'abbia convinta proprio per la serenità che il direttore artistico le ha trasmesso, in un'edizione che sente particolarmente perché dedicata alla musica italiana e a quel palco dal quale, nel 1993, la sua carriera ebbe inizio -7.




