La fibrillazione atriale si affronta con l’elettroporazione: la nuova tecnica arriva in tre ospedali toscani, a Pescara e a Vercelli

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il panorama della cardiologia interventistica italiana si arricchisce di una tecnologia innovativa per il trattamento della fibrillazione atriale, l’aritmia più diffusa nei paesi occidentali che colpisce una percentuale significativa della popolazione, con un’incidenza che tende ad aumentare con l’avanzare dell’età e che rappresenta una delle principali cause di accesso al pronto soccorso. Si tratta dell’elettroporazione, nota anche come ablazione a campo pulsato o PFA (Pulsed Field Ablation), una metodica che si discosta radicalmente dagli approcci tradizionali basati sull’utilizzo del calore, con la radiofrequenza, o del freddo, con la crioenergia. L’Azienda Sanitaria locale Toscana centro ha deciso di dotare i propri ospedali fiorentini di Santa Maria Annunziata e Santa Maria Nuova, insieme al San Giuseppe di Empoli, di questa strumentazione all’avanguardia. I primi interventi, come confermato dalle stesse strutture, sono già stati eseguiti con successo nelle cardiologie dei due presidi fiorentini segnando l’ingresso ufficiale di questa tecnologia nel territorio.

Parallelamente all’innovazione toscana, anche l’ospedale di Pescara ha compiuto un passo decisivo nell’aggiornamento delle proprie procedure. L’équipe della Cardiologia diretta da Massimo Di Marco, come riportato da una nota della struttura, ha eseguito per la prima volta in Abruzzo l’ablazione della fibrillazione atriale con elettroporazione. Le procedure, effettuate nella sala di elettrofisiologia, ampliano l’offerta terapeutica di un reparto che già da anni utilizzava le tecniche tradizionali, offrendo ora un ventaglio completo di opzioni per i pazienti con questo tipo di patologia. Un ulteriore tassello di questa diffusione si registra in Piemonte, dove l’ospedale Sant’Andrea di Vercelli ha avviato le prime procedure di ablazione utilizzando un sistema integrato di mappaggio e ablazione, il primo del territorio piemontese, che combina la possibilità di erogare energia sia in radiofrequenza che a campo pulsato. La Cardiologia vercellese, diretta da Francesco Rametta, si pone così all’avanguardia nella gestione non solo della fibrillazione atriale ma anche delle tachicardie sopraventricolari, patologie che interessano oltre un milione di persone.

Il meccanismo dell’elettroporazione e i vantaggi clinici

Il principio su cui si basa l’elettroporazione rappresenta una svolta concettuale nel trattamento delle aritmie. Invece di bruciare o congelare il tessuto cardiaco responsabile dei battiti irregolari, la nuova tecnica utilizza impulsi elettrici brevi e ad alta intensità per creare microscopici pori nella membrana delle cellule miocardiche. Questo processo, chiamato elettroporazione irreversibile, porta alla morte selettiva delle cellule che generano e conducono i segnali anomali, risparmiando le strutture circostanti come i vasi sanguigni, il nervo frenico o l’esofago, che con le metodiche termiche tradizionali potevano incorrere in danni collaterali anche gravi. La selettività della PFA è dovuta alla diversa soglia di sensibilità delle cellule: i cardiomiociti sono particolarmente vulnerabili a questi campi elettrici pulsati, a differenza di altri tessuti.

Dal punto di vista pratico, la riduzione del rischio di complicanze non è l’unico beneficio documentato. I tempi procedurali tendono a ridursi in modo significativo, e questo aspetto, unito alla minore necessità di fluoroscopia, può rendere l’intervento eseguibile in sedazione cosciente, fattore non trascurabile per pazienti anziani o con comorbidità che li rendono particolarmente fragili. La maggiore rapidità dell’intervento e la minore invasività si traducono in un recupero post-operatorio più confortevole e in una riduzione dei tempi di degenza, come evidenziato dalle esperienze riportate dai centri che hanno già adottato la tecnologia. L’efficacia della procedura, misurata in termini di assenza di recidive di aritmia a distanza di mesi, si allinea o addirittura supera quella delle tecniche tradizionali, come emerge dai primi dati clinici raccolti a livello internazionale.

L’integrazione con i sistemi di mappaggio avanzato

Un elemento che caratterizza le più recenti implementazioni della PFA è la sua integrazione con piattaforme di mappaggio elettroanatomico tridimensionale. Il sistema adottato a Vercelli, ad esempio, consente di effettuare mappaggi ad alta densità (HD) e di erogare energia senza la necessità di scambiare cateteri diagnostici e terapeutici, ottimizzando l’intera procedura. Questa sinergia tra mappatura precisa e ablazione mirata permette di isolare le vene polmonari con lesioni continue e durature, adattando l’intervento all’anatomia specifica di ciascun paziente. La possibilità di visualizzare in tempo reale la posizione del catetere e l’effetto dell’energia erogata aumenta ulteriormente il profilo di sicurezza e l’efficacia dell’intervento, riducendo al minimo il margine di errore.

L’evoluzione tecnologica non si ferma, e alcune case produttrici hanno messo a punto cateteri con design specifici, come la configurazione a palloncino o a cestello, progettati per adattarsi all’anatomia dell’atrio sinistro e per ridurre il numero di applicazioni necessarie a ottenere l’isolamento delle vene polmonari. Questi dispositivi, integrati con i sistemi di mappaggio, promettono di semplificare ulteriormente il workflow procedurale, rendendo la tecnica potenzialmente accessibile a un numero maggiore di centri e di operatori. L’adozione di queste piattaforme all-in-one rappresenta una reingegnerizzazione dell’esperienza di ablazione, con vantaggi operativi che si riflettono sulla gestione complessiva del paziente aritmico.

L’ampliamento dell’offerta terapeutica nelle cardiologie italiane

La diffusione dell’elettroporazione in strutture pubbliche come gli ospedali della Asl Toscana centro, di Pescara e di Vercelli testimonia una volontà precisa di aggiornare il parco tecnologico e di offrire ai cittadini trattamenti d’avanguardia senza necessità di spostarsi verso i grandi centri hub. Per l’ospedale di Pescara, in particolare, l’introduzione della PFA completa un percorso di crescita che vede la Cardiologia diretta da Massimo Di Marco già attrezzata per eseguire ablazioni con radiofrequenza e crioenergia. Disporre di tutte e tre le tecnologie consente all’elettrofisiologo di scegliere l’approccio più adatto al singolo paziente, in base alle caratteristiche anatomiche e al tipo di fibrillazione atriale, se parossistica o persistente.

La curva di apprendimento per i team di elettrofisiologia, sebbene richieda una formazione specifica, è facilitata dalla relativa intuitività della tecnica e dalla possibilità di integrarla con sistemi di mappaggio già in uso. Il personale infermieristico e tecnico gioca un ruolo cruciale in questa fase di implementazione, come sottolineato dalle note delle stesse aziende sanitarie, che evidenziano la collaborazione tra i diversi professionisti coinvolti nelle procedure. L’obiettivo dichiarato è quello di ampliare il numero di pazienti che possono beneficiare di un trattamento ablativo, riducendo le liste d’attesa e offrendo una risposta tempestiva a una patologia che incide pesantemente sulla qualità della vita e che espone al rischio di complicanze come l’ictus e lo scompenso cardiaco.

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