Trump, la Corte suprema boccia i dazi: già rimborsati 100 miliardi di dollari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'amministrazione Trump ha già rimesso sul piatto circa 100 miliardi di dollari per rimborsare i dazi che la Corte suprema, all'inizio di quest'anno, ha dichiarato illegittimi. Una cifra che corrisponde, per l'esattezza, al 60 per cento dei 165 miliardi di dollari incassati dalle casse statunitensi grazie alle tariffe imposte dal presidente in occasione del cosiddetto Liberation Day, il 2 aprile del 2025, quando Trump aveva esultato nel Rose Garden della Casa Bianca parlando di "giorno dell'indipendenza economica".

E invece, quel programma di dazi esteso a decine di paesi in tutto il mondo si sta rivelando un boomerang per l'amministrazione a stelle e strisce.

La pronuncia della Corte suprema e lo stop ai poteri d'emergenza

La ragione di questa gigantesca restituzione risiede in una sentenza storica, arrivata nei primi mesi dell'anno, con la quale i giudici della Corte suprema hanno stabilito che il presidente Donald Trump non aveva il potere di imporre le tariffe scavalcando il Congresso. Per farlo, l'amministrazione aveva fatto ricorso all'International Emergency Economic Powers Act, il cosiddetto Ieepa, ma la Corte ha dichiarato quell'interpretazione giuridicamente non sostenibile, annullando di fatto gran parte del pacchetto di dazi varato nei mesi precedenti.

Da quel momento, le dogane statunitensi hanno iniziato a riversare gli importi già riscossi agli importatori che avevano versato i dazi, in un flusso di denaro che non accenna a fermarsi.

La comunicazione dei funzionari doganali al tribunale del commercio

Il dato dei 100 miliardi di dollari di rimborsi è emerso durante una comunicazione ufficiale dei funzionari doganali americani, i quali hanno riferito la cifra ai giudici della Corte di Commercio Internazionale degli Stati Uniti nella giornata di martedì. Come riportato dal Financial Times, l'ammontare restituito è destinato a crescere, perché la somma complessiva dei dazi incassati dall'amministrazione è di 165 miliardi e i rimborsi, al momento, coprono poco più della metà di quella cifra.

Le richieste di rimborso, peraltro, continuano ad arrivare e gli uffici preposti stanno lavorando per smaltirle, in un contesto in cui le aziende che avevano pagato le tariffe reclamano ora il loro denaro con sempre maggiore insistenza.

Un costo salato, che non riguarda solo l'inflazione

La vicenda del rimborso massiccio dei dazi, e l'evidente sconfitta legale subita dall'amministrazione, ha un costo politico ed economico che va ben oltre la semplice perdita di gettito fiscale. Non si tratta solo dell'impatto sull'inflazione, o dei rincari delle materie prime per le imprese americane, o ancora delle ritorsioni commerciali già messe in atto da alcuni paesi colpiti dalle tariffe.

Il fatto stesso che la Corte suprema abbia dovuto richiamare l'esecutivo al rispetto delle prerogative del Congresso in materia di politica commerciale rappresenta una limitazione significativa della discrezionalità presidenziale su un tema, quello dei dazi, che Trump aveva fatto suo cavallo di battaglia fin dalla prima campagna elettorale.

Ora l'amministrazione si trova a dover gestire un rimborso che, complessivamente, potrebbe arrivare a coprire quasi per intero l'intero ammontare incassato, trasformando quella che doveva essere una manovra di pressione economica su alleati e avversari in una costosissima operazione a vuoto.

I tempi lunghi dei rimborsi e le prospettive per gli importatori

Gli importatori che avevano versato i dazi e che ora attendono il rimborso, in molti casi, devono fare i conti con tempi tecnici piuttosto lunghi, visto il numero di richieste da evadere e la complessità delle procedure doganali. Tuttavia, la pronuncia della Corte suprema ha chiarito senza ambiguità che quei dazi erano stati imposti in violazione delle norme, e che pertanto il denaro deve essere restituito.

La somma finora liquidata, pari a 100 miliardi di dollari, rappresenta già di per sé un rimborso di proporzioni storiche per le casse federali, e segna una battuta d'arresto notevole per la strategia commerciale dell'amministrazione Trump, che aveva puntato tutto sull'effetto sorpresa e sulla rapidità esecutiva del Liberation Day per riequilibrare i rapporti commerciali con il resto del mondo.

E mentre gli uffici doganali continuano a smaltire le pratiche, la cifra restituita potrebbe avvicinarsi sempre di più ai 165 miliardi incassati, rendendo ancora più evidente lo scarto tra le promesse della Casa Bianca e la realtà dei fatti, segnata dal verdetto dei giudici.

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