Colleferro, l’esplosione nello stabilimento KNDS riaccende le proteste sul progetto dell’impianto di nitrogelatina ad Anagni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il boato, distinto e profondo, è stato avvertito in tutta l'area nord della provincia di Frosinone, arrivando fino ad Anagni. L'esplosione che ieri pomeriggio ha interessato lo stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro – ex Simmel Difesa – ha riaperto le ferite di un dibattito che, in quei territori, non si è mai sopito.

Mentre i vigili del fuoco lavoravano con la massima cautela per mettere in sicurezza l'area a causa del rischio di nuovi scoppi, la deflagrazione ha fatto immediatamente tornare d'attualità il progetto, caldeggiato dal programma europeo ReArm Europe, per la realizzazione di un nuovo impianto destinato alla produzione di nitrogelatina nell'area dell'ex Winchester, proprio nei pressi del casello autostradale di Anagni, lungo l'A1.

Il polo strategico della difesa e l’incidente

L'azienda coinvolta nell'incidente, che non ha per fortuna causato vittime o feriti tra i 24 operai presenti, è uno dei pilastri della filiera europea delle munizioni. Controllata dal gruppo franco-tedesco KNDS, la ex Simmel produce munizioni di medio e grosso calibro, polveri e cariche propellenti, componenti fondamentali che finiscono sui campi di battaglia, in particolare in Ucraina.

La deflagrazione, secondo le prime ricostruzioni della procura di Velletri, sarebbe partita dal reparto di pressatura delle polveri, un'area tra le più sensibili dello stabilimento. A Colleferro, il sindaco Giulio Calamita ha confermato l'assenza di dispersi, mentre le squadre dei vigili del fuoco, supportate dai mezzi del 118, hanno gestito un intervento particolarmente complesso, dettato dalla natura esplosiva dei materiali stoccati.

La nitrogelatina di Anagni nel mirino

Il boato ha però riacceso i timori a decine di chilometri di distanza, precisamente ad Anagni, dove la KNDS punta a internalizzare la produzione di nitrogelatina, un materiale essenziale come propellente per munizioni e artiglieria. Il progetto, che ha ricevuto il via libera dalla Regione Lazio lo scorso giugno dopo la conferenza di servizi decisiva, prevede la costruzione di undici capannoni su una superficie di circa 35 ettari, con una capacità produttiva stimata di circa tre tonnellate di esplosivo al giorno.

L'investimento, sostenuto da fondi europei per 41 milioni di euro, insisterebbe all'interno del Sito di Interesse Nazionale della Valle del Sacco, un'area già martoriata da decenni di criticità ambientali e soggetta alla rigida normativa Seveso per il rischio di incidenti rilevanti. Le abitazioni più vicine si troverebbero a circa 900 metri dall'area interessata, un elemento che ha spinto Arpa Lazio e Regione a imporre severe prescrizioni in materia di sicurezza, controllo delle acque sotterranee e rumore prima di concedere il nullaosta definitivo.

"Una riflessione non più rinviabile"

L'incidente di Colleferro ha fornito nuova linfa alle contestazioni dei comitati civici che da mesi si oppongono al polo bellico di Anagni. L'Assemblea No War Valle del Sacco ha parlato di una "riflessione non più rinviabile sulla sicurezza degli impianti industriali legati alla produzione di materiale bellico", chiedendosi cosa sarebbe potuto accadere se una deflagrazione simile si fosse verificata nel nuovo stabilimento.

Le associazioni, che avevano già manifestato lo scorso aprile davanti ai cancelli dell'ex Winchester, hanno sollevato dubbi concreti sulla capacità di risposta del territorio: "Ad Anagni quale sarebbe il presidio di riferimento in caso di un incidente grave? Quali sarebbero i tempi effettivi di arrivo dei vigili del fuoco?", hanno domandato gli attivisti, ipotizzando scenari di emergenza concomitanti, come un incendio nella Macchia o un incidente autostradale.

Le voci contrarie e il contesto del riarmo

Sulla stessa lunghezza d'onda si pone Legambiente, che ha rinnovato la richiesta di bloccare l'iter autorizzativo del progetto. Il presidente nazionale Stefano Ciafani ha sottolineato come la Valle del Sacco meriti invece bonifiche e investimenti in industria green, non un nuovo polo degli armamenti. Giorgio Beretta, esperto del settore bellico, ha riassunto il sentore di chi vive in quei territori, descrivendo un territorio che subisce i rischi di un'industria che prospera con il riarmo europeo, mentre la popolazione chiede giustizia ambientale e sicurezza.

La tensione tra le scelte industriali dettate dalla contingenza geopolitica, come l'incremento produttivo per sostenere Kiev e far fronte alla domanda di munizioni, e la necessità di tutelare la salute pubblica e l'ambiente, si ripropone così con forza, alimentata dal boato che ha scosso il cielo di Colleferro.

L'inchiesta della procura, al momento focalizzata sull'ipotesi di incendio, dovrà chiarire le cause dell'incidente, ma per molti il monito è già chiaro: la scelta di produrre esplosivo militare a due passi dalle case e dalle autostrade è un rischio che, dopo quanto accaduto, non può essere più ignorato.

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