Longiano, omicidio nel pozzo: il 29enne confessa, il movente è un debito
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Redazione Interno
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Un 29enne di Cesena ha confessato l’omicidio di Denaldo Maxhallaku, l’imbianchino albanese trovato morto in un pozzo di campagna a Felloniche, nel territorio di Longiano, in provincia di Forlì-Cesena. Il giovane, fermato dai carabinieri e interrogato nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Forlì, avrebbe spiegato di avere agito per paura legata a un debito di droga e alle possibili conseguenze per sé e per la propria famiglia. Il corpo della vittima era stato recuperato nella mattinata del 28 ottobre, al termine delle ricerche avviate dopo la sua scomparsa.
La scomparsa e l’auto incendiata vicino al Rubicone
Maxhallaku viveva a Gatteo, dove lavorava come imbianchino, ed era padre di una bambina di circa un anno. La sera del 7 ottobre, secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa locale, era uscito di casa per incontrare un conoscente, senza fare più ritorno. Alla famiglia aveva detto che sarebbe andato al bar e che si sarebbero rivisti in serata, ma da quel momento non si erano avute più sue notizie. Il giorno successivo, la sua automobile era stata trovata completamente bruciata nei pressi del fiume Rubicone, a pochi chilometri dal luogo in cui sarebbe stato scoperto il cadavere. Il veicolo incendiato rappresentava un elemento importante per ricostruire gli spostamenti dell’uomo e circoscrivere le indagini.
Il corpo nascosto nella cavità di cemento
Il cadavere si trovava sul fondo di una struttura in cemento destinata allo scolo delle acque, vicino a una casa colonica nella zona di Felloniche, lungo la strada provinciale 85. Il ritrovamento ha consentito di chiudere le ricerche della persona scomparsa e ha dato una svolta all’indagine per omicidio. Gli accertamenti iniziali avevano indicato la possibile presenza di ferite provocate da colpi d’arma da fuoco; nelle vicinanze sarebbero stati recuperati anche alcuni bossoli. La morte potrebbe risalire al periodo della scomparsa, ma la ricostruzione delle circostanze del delitto è affidata agli investigatori e agli accertamenti medico-legali. Il corpo era stato occultato in un punto distante alcuni chilometri da quello in cui era stata rinvenuta l’auto carbonizzata.
La confessione e l’ipotesi del debito di droga
Durante l’interrogatorio, il 29enne avrebbe ammesso di essere responsabile dell’uccisione, indicando nella paura per un debito legato agli stupefacenti la ragione del gesto. Nelle dichiarazioni attribuitegli dalla stampa locale, avrebbe sostenuto di temere conseguenze non soltanto per sé, ma anche per i propri familiari. Il movente economico è collegato, nelle ricostruzioni giornalistiche, a una somma di 500 euro che sarebbe stata al centro dei contrasti tra i due uomini. La confessione costituisce un passaggio centrale dell’inchiesta, che dovrà ricostruire la dinamica dell’aggressione, i rapporti tra la vittima e il presunto autore e le modalità con cui il corpo è stato trasportato e nascosto. Il fermo è stato disposto nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Forlì.
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