Rocchi, l’inchiesta si allarga: la procura Figc chiede gli atti a Milano. L’accusa: “Arbitri graditi all’Inter”
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Redazione Sport
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Il terremoto che ha scosso il mondo arbitrale italiano nella giornata di venerdì, con l’arrivo dell’avviso di garanzia per Gianluca Rocchi, non ha tardato a produrre i suoi primi effetti anche sul piano della giustizia sportiva. Se il designatore di Can A e B, difeso dall’avvocato Antonio D’Avirro, ha scelto la via dell’autosospensione per “non togliere tranquillità al gruppo” in questo finale di stagione, il procuratore federale Giuseppe Chiné ha già rotto gli indugi: nella mattinata di sabato, come apprendono fonti federali, ha formalizzato la richiesta di acquisizione degli atti dell’indagine penale al pm di Milano Maurizio Ascione. Un movimento rapidissimo, questo, che fotografa la distanza abissale tra quanto emerso ieri e ciò che la procura della Figc aveva archiviato appena un anno fa, ritenendo all’epoca infondate le segnalazioni dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca.
I tre capi d’imputazione e la trama “combinata” secondo i pm
La contestazione mossa dall’accusa nei confronti dell’ex fischietto è pesante, tanto da evocare immediatamente lo spettro di Calciopoli, e si fonda su tre episodi specifici verificatisi nel corso della passata stagione, quella che ha visto il Napoli trionfare allo sprint finale. Nel primo dei capi d’imputazione, visionato dall’agenzia Agi, si legge che Rocchi, in concorso con altre persone a San Siro durante una gara di Coppa Italia, avrebbe “combinato” la designazione di Andrea Colombo per la partita di campionato Bologna-Inter (20 aprile 2025), un direttore di gara ritenuto “gradito” ai nerazzurri in piena corsa per lo scudetto. Un modus operandi che sembra ripetersi nel secondo episodio, dove Rocchi è accusato di aver “schermato” o “combinato” la figura di Daniele Doveri, ponendolo alla direzione di una semifinale di coppa per assicurare poi all’Inter direzioni di gara diverse dal “poco gradito” Doveri nelle partite decisive per la lotta al titolo.
Ma è il terzo punto, forse il più eclatante per le modalità descritte, a riportare l’attenzione sull’episodio che aveva già fatto scattare l’allarme quasi un anno fa. Parliamo di Udinese-Parma del primo marzo 2025. Secondo la ricostruzione dei pm, Rocchi in qualità di supervisore Var avrebbe condizionato l’addetto Daniele Paterna all’interno della sala di Lissone, spingendolo fisicamente (si parla di colpi battuti sul vetro per attirare l’attenzione) a indurre l’arbitro Fabio Maresca all’on field review per la concessione di un rigore alla squadra friulana, nonostante Paterna fosse di diverso avviso. Paterna, ascoltato come testimone, ha visto poi la sua posizione mutare in indagato per falsa testimonianza.
Un’archiviazione sportiva che ora torna sotto la lente
Proprio su quella partita, e sulle condotte dei designatori, si era concentrato l’esposto presentato dall’ex assistente Domenico Rocca alla fine della scorsa estate. Un esposto che all’epoca finì nel cassetto della procura federale guidata da Chiné, dove veniva letto un “non luogo a procedere” in quanto, si leggeva negli atti di archiviazione, “allo stato attuale non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare”. La decisione era stata condivisa anche dalla Procura Generale dello Sport, ma oggi, alla luce degli sviluppi giudiziari coordinati dal pm Ascione, il copione è radicalmente cambiato.
Il capo della Procura generale dello Sport, Ugo Taucer, ha fatto sapere di aver immediatamente chiesto a Chiné una relazione urgente per capire come sia stata gestita quella segnalazione, mentre il ministro per lo Sport Andrea Abodi, senza entrare nel merito delle responsabilità penali, ha lanciato una stilettata precisa al sistema calcistico: “L’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema”. Una critica che si inserisce nel clima di fuoco che circonda la Federazione, già messa in discussione dopo la mancata qualificazione al mondiale.
L’Inter e le ripercussioni sulla lotta scudetto
Mentre i legali di Rocchi annunciano battaglia in vista dell’interrogatorio di garanzia fissato per il 30 aprile, il mondo del calcio prova a metabolizzare la botta. A Sky Sport, il giornalista Paolo Condò ha provato a mettere un freno all’entusiasmo di chi vorrebbe automaticamente storture strutturali, ricordando che “per i tre capi d’imputazione ci deve essere qualcosa in più di una testimonianza e di un sentito dire”. E aggiunge: “Non è che poi perché non è successo nulla in quelle due gare dell’Inter e il Napoli ha vinto lo scudetto, allora decade tutto”.
La società nerazzurra, dal canto suo, avrebbe vissuto una giornata di vigilia sospesa tra la preparazione alla prossima sfida e l’allibimento per una notifica che, piombata come una saetta, rischia di gettare un’ombra pesante su una stagione fin qui trionfale. Rocchi, intanto, ha già messo a disposizione il proprio incarico in attesa di chiarire la sua posizione, confidando di poter uscire “indenne” da questa burrasca giudiziaria, che al momento non risparmia nessuno: né i vertici arbitrali, né le società, né i vertici della giustizia sportiva che quelle carte le avevano già viste e cestinate.




