Il designatore Rocchi indagato per frode sportiva: la procura di Milano lo accusa di arbitri “graditi” all’Inter

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È un’indagine destinata ad allargare il proprio perimetro, gettando un’ombra lunga e minacciosa sulla credibilità dell’intero sistema arbitrale italiano, quella che vede al centro il nome di Gianluca Rocchi. L’attuale designatore di Serie A e B, infatti, ha ricevuto un avviso di garanzia dalla procura di Milano con l’accusa di concorso in frode sportiva, un’imputazione grave che riporta alla mente gli scenari bui delle cronache giudiziarie legate al calcio di vent’anni fa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Maurizio Ascione, l’ex arbitro internazionale non si sarebbe limitato a gestire le nomine, ma avrebbe invece interferito in modo illecito nelle decisioni della sala Var di Lissone, arrivando addirittura a selezionare direttori di gara ritenuti particolarmente “graditi” al club nerazzurro dell’Inter. Proprio mentre, in un clima di crescente tensione, l’indagato – il quale ha commentato la notizia dichiarandosi “sorpreso ma sereno” e determinato ad andare avanti – ha scelto di comune accordo di autosospendersi dall’incarico, si è scoperto che nel mirino della procura è finito anche un altro pezzo da novanta dei vertici arbitrali.

Gervasoni nel vortice e l’ombra di una nuova “Calciopoli”

La bufera che ha investito Rocchi non è, evidentemente, un caso isolato, né tantomeno una vicenda circoscritta a un singolo episodio di pressioni; a renderlo palese è stata la contestuale scoperta che anche il supervisore del Var, Andrea Gervasoni, è ufficialmente indagato per lo stesso reato di frode sportiva, ipotizzato “in concorso con altre persone”. L’elemento scatenante di questo terremoto giudiziario, che rappresenta senza dubbio la scossa più violenta per l’ambiente del calcio dopo l’estate del 2006, risiede in un esposto dettagliato presentato lo scorso luglio dall’ex guardalinee di serie A Domenico Rocca. È stata proprio la sua testimonianza, supportata da documentazione video che ritrae i momenti sospetti nella sala operativa di Lissone, a far emergere quello che gli inquirenti descrivono come un meccanismo sistematico capace di “alterare i regolamenti” per perseguire obiettivi specifici, preservando al contempo i propri “uomini” all’interno del sistema. Il caso più eclatante riguarda la partita Udinese-Parma del primo marzo 2025, quando il Var Daniele Paterna – poi finito a sua volta sotto indagine per falsa testimonianza – si voltò di scatto verso la vetrata dietro di lui per poi cambiare radicalmente il suo responso tecnico, dichiarando “È rigore” dopo che Rocchi avrebbe bussato sul vetro per richiamare la sua attenzione.

Le designazioni contestate e la difesa del presidente Marotta

Nel dettaglio del fascicolo degli inquirenti, che hanno analizzato a fondo diverse partite della scorsa stagione, emergono accuse precise riguardanti non solo le interferenze in diretta sul Var ma anche la pianificazione strategica delle designazioni; in particolare, secondo l’accusa, Rocchi avrebbe combinato la designazione del direttore di gara Andrea Colombo per il match Bologna-Inter (finita poi 1 a 0 per i felsinei) proprio perché ritenuto un arbitro gradito alla Beneamata, impegnata in quel momento nella delicata corsa finale verso lo scudetto. Allo stesso modo, gli viene contestato di aver “schermato” o evitato la presenza del fischietto Daniele Doveri – evidentemente poco gradito ai vertici nerazzurri – in occasione della semifinale di Coppa Italia e degli ultimi match decisivi del campionato, per garantire all’Inter direzioni di gara più favorevoli. In mezzo a queste rivelazioni, che stanno monopolizzando il dibattito sportivo nazionale, è arrivata la voce del presidente dell’Inter, Beppe Marotta, il quale ha scelto i microfoni della RAI Sport per tracciare una linea di netta demarcazione tra la società e le vicende giudiziarie: il dirigente ha dichiarato di essere “stupito dai continui commenti” e ha ribadito con forza che il club non ha mai avuto arbitri “graditi o non graditi”, precisando che l’Inter non sarà mai coinvolta in questa storia, né oggi né in futuro, concentrandosi esclusivamente sugli obiettivi di campo come la conquista del meritato scudetto e della Coppa Italia.

L’atteggiamento della giustizia sportiva e l’incognita sui vertici Aia

Se la procura di Milano procede spedita verso la fase delle audizioni decisive – con Rocchi che sarà interrogato giovedì e con le indagini che si estendono anche ad altri episodi controversi, come la gomitata di Bastoni su Duda in Inter-Verona del gennaio 2024 – il fronte della giustizia sportiva si presenta invece carsico e pieno di contraddizioni. La Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), pur avendo ufficialmente richiesto gli atti dell’inchiesta ai pm milanesi per valutare eventuali ripercussioni disciplinari, si trova a gestire una situazione di stallo aggravata dai problemi interni all’Associazione Italiana Arbitri (Aia). A complicare ulteriormente il quadro, infatti, c’è la posizione del numero uno degli arbitri, Antonio Zappi, attualmente in attesa di una sentenza cruciale: martedì prossimo, infatti, il Collegio di Garanzia del Coni dovrà decidere sulla sua squalifica di 13 mesi, un provvedimento che, se confermato, ne causerebbe la decadenza immediata dalla presidenza, lasciando di fatto l’Aia senza una guida certa in mezzo a questa bufera giudiziaria. È proprio in attesa di questi sviluppi, calendarizzati a ridosso della fine del mese, che il mondo del calcio trattiene il fiato, mentre l’ipotesi sempre più concreta di un intervento esterno – magari tramite il commissariamento – aleggia minacciosa sugli uffici romani della Federcalcio.

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