Allegri apre Milanello ai tifosi, duemila cuori per la sfida scudetto contro il Napoli
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Redazione Sport
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La vigilia del big match di pasquetta, quello che al Maradona metterà di fronte Milan e Napoli con il fischio d’inizio fissato alle 20.45, si tinge di rossonero in un modo che non si vedeva da tempo. Massimiliano Allegri, l’allenatore del Milan, ha preso una decisione che, seppur parziale, ha il sapore di una mossa studiata a tavolino per smuovere gli equilibri emotivi di uno spogliatoio spesso accusato di freddezza: aprire le porte della prima parte dell’allenamento ai sostenitori. Non l’intera seduta, sia chiaro, ma quella che si svolgerà sul campo esterno del centro sportivo di Milanello, una sorta di compromesso tra la necessità di proteggere i segreti tattici e il bisogno, altrettanto urgente, di risucchiare l’energia di chi dalla tribuna può trasformare un semplice riscaldamento in un boato collettivo. Attesi circa duemila tifosi, un numero che da solo racconta l’attesa cresciuta attorno a questa partita.
La strategia emotiva di Allegri e la risposta della Curva
L’aspetto curioso, in questa operazione di avvicinamento alla trasferta di Napoli, è che Allegri – notoriamente un tecnico più incline al pragmatismo che alla retorica – abbia deciso di puntare dritto sul fattore emotivo come leva per compattare l’ambiente. E non poteva esserci risposta migliore, da parte della tifoseria, di quella organizzata dalla Curva Sud, la quale ha lanciato un appello a rapporto per l’allenamento odierno. Il risultato? Centinaia di persone (si parla di oltre tremila presenze, se si contano anche le famiglie arrivate con i bambini) si sono radunate all’esterno del cancello di Milanello, ben prima dell’orario stabilito, portando bandiere, cori e uno striscione che recitava ‘Forza ragazzi, avanti noi’. Un messaggio tanto semplice quanto diretto, privo di quelle artificiosità retoriche che spesso accompagnano i comunicati ufficiali. La Curva Sud non sarà presente al Maradona – lo si sapeva, per via delle note restrizioni alla trasferta – e proprio per questo ha voluto trasformare l’assenza in una presenza ancora più rumorosa, fisica, quasi ossessiva.
L’abbraccio collettivo prima della partenza per Napoli
Intorno alle 11.40, il momento clou. I giocatori, usciti dal centro sportivo per il consueto trasferimento al campo esterno, si sono accorti del muro umano che li attendeva. E qui, a differenza di altre occasioni in cui il distacco tra squadra e tifosi è parso incolmabile, è accaduto qualcosa di tangibile: i calciatori si sono avvicinati di loro iniziativa al cancello, hanno ricambiato il saluto con applausi rivolti verso gli spalti improvvisati e hanno persino partecipato a qualche coro, un gesto di vicinanza che non è sfuggito a nessuno. Si è trattato, a tutti gli effetti, di un abbraccio collettivo, un faccia a faccia tra chi suda sul prato e chi paga il biglietto (o, in questo caso, si fa ore di fila in piedi). Non c’erano solo i gruppi organizzati, ma anche tante famiglie, bambini in maglietta rossonera e anziani con la sciarpa al collo: una fotografia trasversale di un tifo che, in un momento cruciale della stagione – quello della volata per i vertici della classifica – ha scelto di non restare a guardare.
Un segnale di compattezza senza retorica
La decisione di Allegri, va detto, non è stata una full immersion a porte aperte. La scelta del campo esterno di Milanello, anziché quello principale, è una precauzione che nessun allenatore si sognerebbe di abbandonare alla vigilia di una partita così delicata. Ma il segnale, per l’appunto, è stato chiaro: serviva rompere il ghiaccio, abbassare quella barriera invisibile che talvolta separa lo spogliatoio dalla tribuna. I tifosi, dal canto loro, hanno risposto con una presenza massiccia (oltre tremila, una cifra che ha sorpreso persino gli addetti ai lavori) e con un comportamento esemplare, limitandosi a incitare senza mai oltrepassare il limite del rispetto per il lavoro della squadra. Cori, bandiere, striscioni, ma anche quel silenzio attento nei momenti di spiegazione tattica: insomma, una vigilia che ha restituito un po’ di quella passione antica che spesso il calcio moderno, con i suoi ritiri blindati e i suoi autobus a vetri oscurati, rischia di soffocare. Ora la parola passa al campo, al Maradona, dove quell’abbraccio non potrà esserci fisicamente ma – se l’operazione riuscirà – si farà sentire lo stesso.




