Ibm, crollo storico a Wall Street dopo i conti preliminari: -25% e 70 miliardi bruciati in un giorno
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Redazione Economia
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Martedì 14 luglio 2026 resterà una data indelebile per gli azionisti di International Business Machines Corp. (IBM), con il titolo che ha subito un tracollo senza precedenti nella sua storia ultracentenaria. La seduta si è chiusa con un tonfo del 25,21%, con le azioni fissate a 217,07 dollari, una flessione che ha superato persino il crollo del "Black Monday" del 1987 e che rappresenta la peggiore performance giornaliera della società almeno dal 1968.
Questo crollo verticale, innescato dalla pubblicazione di risultati preliminari del secondo trimestre inferiori a ogni previsione, ha spazzato via circa 69 miliardi di dollari di capitalizzazione in un solo giorno, facendo scendere il valore di mercato del colosso di Armonk sotto i 205 miliardi di dollari.
Il dato è tanto più impressionante se si considera che solo poche settimane prima, a inizio giugno, il titolo viaggiava su massimi storici, segno tangibile di come le dinamiche del settore tecnologico, e in particolare l'avvento dell'intelligenza artificiale, stiano riscrivendo le priorità di investimento a livello globale.
I conti che non tornano: ricavi e utili sotto le attese
La doccia fredda per gli investitori è arrivata con i dati preliminari diffusi dalla società, che hanno delineato un quadro decisamente al di sotto delle aspettative degli analisti. Il fatturato preliminare del secondo trimestre si è attestato a 17,2 miliardi di dollari, segnando un incremento annuo dell'1% ma mancando il consensus di 17,9 miliardi che il mercato aveva fissato.
Anche sul fronte della redditività le performance hanno deluso, con un utile rettificato per azione (EPS) stimato a 2,93 dollari, inferiore ai 3,02 dollari previsti, mentre l'utile GAAP per azione è sceso del 2% a 2,27 dollari.
La ripartizione dei ricavi per divisione ha evidenziato le criticità più profonde della multinazionale: se il ramo software ha mostrato una crescita del 5%, ancora al di sotto delle proiezioni, e la consulenza è rimasta sostanzialmente piatta con un +1% a cambi costanti, il dato più allarmante è arrivato dalla divisione infrastrutture, che ha registrato un crollo del 7%. Un'emorragia che ha colpito direttamente il core business dell'azienda.
L'intelligenza artificiale ridisegna le priorità di spesa
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stata la lettera che l'amministratore delegato Arvind Krishna ha inviato agli investitori per spiegare i numeri disastrosi. In un raro atto di trasparenza, Krishna ha ammesso senza mezzi termini che il gruppo ha "fallito" nel trimestre, non riuscendo ad adattarsi con la necessaria rapidità ai cambiamenti nel comportamento della clientela.
La spiegazione del CEO è lucida e mette in luce il paradosso dell'era dell'AI: nelle ultime settimane di giugno, i grandi clienti aziendali hanno dirottato in massa i loro budget di spesa in conto capitale verso l'acquisto di server, storage e memoria, con l'obiettivo di assicurarsi infrastrutture critiche in previsione di un aumento dei prezzi e di una carenza di approvvigionamento a livello di settore.
Questa corsa all'hardware per l'AI, una vera e propria "corsa all'oro" tecnologica, ha finito per penalizzare le tradizionali fonti di guadagno di IBM: i suoi mainframe di punta, come il nuovo modello z17 progettato per l'AI, e l'intero stack software ad essi associato.
Il settore guarda al 22 luglio con apprensione
Le ripercussioni di questo annuncio hanno travalicato i confini di IBM, generando un'onda d'urto che si è abbattuta su tutto il comparto tecnologico, con i titoli di colossi del software come Salesforce, Adobe e Intuit che hanno subito pesanti ribassi a cascata. La valutazione del mercato è stata senza appello: il mancato adattamento alle nuove priorità di spesa, unito a preoccupazioni per la cybersecurity che hanno distratto i clienti e frenato la chiusura di accordi importanti, è stato interpretato come un segnale di fragilità strutturale.
Le parole di Krishna, che ha parlato di "realtà" e non di "scuse" per giustificare le numerose grandi trattative non concluse nei tempi previsti, hanno contribuito ad alimentare l'incertezza.
Tutti gli occhi sono ora puntati sulla prossima settimana: il 22 luglio IBM pubblicherà i dati ufficiali e definitivi del secondo trimestre, un appuntamento che si preannuncia come un crocevia cruciale per capire se il crollo di martedì sia stato una correzione brutale ma temporanea o l'inizio di una fase di ridefinizione più profonda per il gigante dell'informatica.




