«I medici hanno mentito ai dirigenti». Oggi l’autopsia sul Corpo del bimbo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È stata una giornata lunga e complessa, quella che ha visto svolgersi l’incidente probatorio e la conseguente autopsia sul corpo del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo venuto a mancare lo scorso 21 febbraio presso l’ospedale Monaldi di Napoli a seguito di un trapianto cardiaco fallito, un intervento che risaliva allo scorso 23 dicembre e che aveva tenuto il piccolo attaccato a una macchina cuore-polmone per quasi due mesi. L'esame autoptico, eseguito nel pomeriggio al secondo policlinico di Napoli, ha coinvolto un collegio composto da venticinque professionisti tra periti e consulenti di parte, un numero considerevole che dà la misura della complessità e del rilievo giudiziario della vicenda.

Le prime risultanze emerse al termine delle operazioni, e comunicate dal medico legale Luca Scognamiglio, consulente tecnico nominato dalla famiglia del bambino, sembrerebbero escludere la presenza di lesioni macroscopiche ed evidenti al muscolo cardiaco, e in particolare non risulterebbe confermata quella lesione al ventricolo sinistro di cui avevano parlato alcuni testimoni ascoltati dai magistrati a Bolzano, nel corso delle indagini parallele svolte dai carabinieri del Nas. Questo primo riscontro oggettivo, sebbene parziale e in attesa degli esiti istologici più approfonditi che saranno effettuati nel corso del secondo accesso agli atti, già fissato per il prossimo 28 aprile, sposta inevitabilmente il baricentro dell’inchiesta sulle fasi concitate successive all’arrivo dell’organo nel capoluogo campano e sulla catena di decisioni, o forse di mancate comunicazioni, che portarono all’impianto.

Le crepe nel racconto e il giallo del "sì" in sala operatoria

Mentre i periti, tra i quali è stato recentemente sostituito il cardiochirurgo Mauro Rinaldi con il professor Ugolino Livi di Udine dopo un'istanza di ricusazione accolta dal gip, avranno ora centoventi giorni di tempo per depositare una relazione conclusiva, emergono nuovi e inquietanti dettagli dalle carte dell'inchiesta e dalle dichiarazioni dei sanitari coinvolti. Uno degli aspetti più controversi, che getta un'ombra sulla dinamica degli eventi, riguarda il momento in cui il cuore, giunto da Bolzano in un contenitore termico, venne aperto in sala operatoria. Il primario cardiochirurgo Guido Oppido, che eseguì l'intervento, avrebbe dichiarato di aver chiesto conferma sull'avvenuta esecuzione delle procedure di conservazione e sulla presenza dell'organo, percependo una risposta affermativa che lo indusse a procedere con l'espianto del cuore malato del piccolo Domenico.

Dalla ricostruzione effettuata nell'audit interno all'azienda ospedaliera e confluita in una relazione di quasi trecento pagine inviata al ministero della Salute, emergerebbe invece una netta discrepanza: nessun altro componente dell'équipe presente in sala, né chirurghi né infermieri, avrebbe dichiarato di aver fornito quell'assenso esplicito. La consapevolezza reale dello stato in cui versava l'organo, di fatto un blocco di ghiazzo durissimo, maturò quando la cardiectomia del ricevente era ormai stata completata e non si poteva più tornare indietro, un equivoco fatale nato nella concitazione di quei momenti e su cui gli inquirenti stanno cercando di fare piena luce per stabilire eventuali responsabilità penali per omicidio colposo in concorso, reato per cui risultano al momento indagati sette medici.

Il disperato tentativo di scongelare il cuore e le chat degli infermieri

A rendere ancora più drammatico il quadro, già di per sé straziante, sono i racconti di alcuni infermieri presenti in sala operatoria in quel pomeriggio del 23 dicembre, testimonianze definite dallo stesso legale della famiglia, l'avvocato Francesco Petruzzi, come "scioccanti" e quasi "splatter". Dalle chat e dalle audizioni emerge che, una volta estratto il contenitore, ci si trovò di fronte a un cuore completamente congelato, una sorta di "pietra" all'interno del secchiello. Il tentativo disperato di recuperare l'organo, nella speranza di poter comunque procedere, portò i sanitari a mettere in atto manovre inconsuete e potenzialmente dannose: provarono a scongelare il cuore immergendolo in acqua fredda, poi tiepida e infine addirittura calda, un'operazione che, come avrebbe poi commentato amaramente uno dei camici bianchi in una chat interna, lasciava spazio solo alla speranza di un miracolo.

Queste rivelazioni, unite al fatto che il bambino sarebbe rimasto per circa quarantacinque minuti senza cuore dopo l'espianto del suo, mentre si cercava di riportare in vita l'organo donato, dipingono il quadro di una procedura gestita in condizioni di estrema emergenza e, forse, di scarsa coordinazione. E mentre i legali di alcuni degli indagati, come la dottoressa Gabriella Farina, la chirurga del Monaldi che procedette all'espianto a Bolzano, chiedono di approfondire le responsabilità del personale dell'ospedale altoatesino per la fornitura del ghiaccio secco – un elemento su cui la Procura di Napoli sembra invece non voler indagare – l'attenzione si concentra sempre più sulle criticità strutturali e organizzative del centro trapianti pediatrico del Monaldi.

Un esposto svela presunte criticità decennali del centro trapianti

A complicare ulteriormente la posizione dell'azienda ospedaliera, e a dare sostanza alle accuse di chi parla di una verità che va ben oltre il singolo errore umano, è arrivato nei giorni scorsi un esposto di duecentocinquanta pagine presentato in Procura dagli avvocati di Federconsumatori Campania. Il documento, che non si limita al caso del piccolo Domenico ma allarga il campo all'intera attività del centro trapianti di cuore del Monaldi nell'ultimo decennio, solleva questioni di una gravità inaudita, ipotizzando che l'attività di cardiochirurgia pediatrica possa essere stata svolta in assenza delle necessarie autorizzazioni sanitarie e del prescritto accreditamento istituzionale. Secondo quanto denunciato dai legali, l'unica istanza al Comune di Napoli per il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio risalirebbe addirittura al 2002 e, fatto ancor più grave, in quella domanda non sarebbe nemmeno menzionata la cardiochirurgia pediatrica tra le attività da autorizzare.

Le ispezioni condotte dal Centro nazionale Trapianti nel 2023 e nel 2024 avevano già evidenziato numerose non conformità, tra cui carenze organizzative nei percorsi assistenziali, mancanza di procedure formalizzate e criticità documentali nelle cartelle cliniche, oltre alla denunciata assenza di una terapia subintensiva adeguata ai pazienti pediatrici. A ciò si aggiungono i ritardi nei lavori di ristrutturazione del reparto e la drammatica storia di Pamela Dimitrova, una bimba bulgara di circa due anni morta nel medesimo reparto mentre era in attesa di un cuore e collegata a un cuore artificiale Berlin heart, una vicenda su cui si chiede ora di vederci chiaro, così come su quella di un'altra bambina di origini marocchine che subì la medesima sorte. Mentre la città di Taurano si prepara al lutto cittadino e ai funerali che si terranno domani nel duomo di Nola, con l'attesa partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il quadro che emerge dalle inchieste è quello di un sistema andato in frantumi sotto il peso di decenni di negligenze e omissioni, un sistema di cui il piccolo Domenico è solo l'ultima, tragica, vittima.

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