L’Italia colta di sorpresa, e Meloni sceglie il silenzio
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Redazione Esteri
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Che l’attacco israeliano all’Iran fosse nell’aria, il ministro della Difesa Guido Crosetto lo aveva ammesso senza mezzi termini. Ma che si materializzasse così rapidamente, con raid notturni e missili che hanno squarciato il cielo di Teheran, ha lasciato il governo italiano in una posizione scomoda, tra lo stupore e l’impreparazione. Giorgia Meloni, dopo un vertice d’urgenza convocato nel primo pomeriggio, ha preferito non rilasciare dichiarazioni pubbliche, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani – reduce da un’imbarazzante smentita dopo aver escluso un’azione militare israeliana poche ore prima che i jet decollassero – ha tentato di ricucire: «Si sapeva che ci sarebbe stato un attacco, ma ritenevo che Israele avrebbe dato un’altra possibilità».
Intanto, mentre preparava l’offensiva contro l’Iran, Tel Aviv inaspriva il controllo sui territori palestinesi. In Cisgiordania, l’esercito ha chiuso la maggior parte degli 898 checkpoint disseminati per isolare città e villaggi, riducendo ulteriormente la mobilità di una popolazione già strangolata da decenni di occupazione. La Commissione palestinese per la resistenza al muro e alle colonie ha denunciato un’«escalation della punizione collettiva», mentre il 70% di Gaza viene dichiarato «zona militare». Una mossa che, secondo osservatori internazionali, rischia di aggravare ulteriormente una crisi umanitaria già al collasso.
Nelle prime ore dell’alba, le sirene hanno strappato dal sonno milioni di israeliani. L’allarme, accompagnato da un messaggio governativo che bloccava gli schermi degli smartphone, ordinava di raggiungere rifugi antimissile o, in mancanza di quelli, di ripararsi in garage pubblici o scale interne. L’Iran ha replicato con una pioggia di droni e missili: sessanta feriti, due in condizioni gravi, mentre nuove esplosioni scuotevano Tel Aviv e Gerusalemme, dove le sirene sono tornate a ululare annunciando una seconda ondata. All’Onu, l’ambasciatore israeliano ha lanciato un monito senza ambiguità: «La nostra attesa è finita. Smantelleremo il programma nucleare di Teheran».




