UE-Cina, stretta sulle auto ibride ma il Made in Europe divide il Ppe

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Unione europea prepara una possibile stretta sulle importazioni di auto ibride cinesi, mentre al Parlamento europeo esplode lo scontro sul Made in Europe. Bruxelles valuta nuovi strumenti per contenere l'ingresso di veicoli prodotti in Cina, ma una parte del Partito popolare europeo punta a bloccare l'Industrial Accelerator Act, il regolamento destinato a favorire la produzione industriale europea. Due iniziative che mettono in evidenza le divisioni politiche sulle misure da adottare per difendere le imprese del continente dalla concorrenza internazionale.

Auto ibride cinesi, Bruxelles studia un tetto alle importazioni

Il commissario europeo al Commercio e alla Sicurezza economica, Maroš Šefčovič, è arrivato a Pechino per incontrare il ministro cinese Wang Wentao e affrontare il crescente squilibrio negli scambi commerciali. L'obiettivo della missione è ottenere risultati tangibili prima del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Il disavanzo commerciale dell'UE nei confronti della Repubblica popolare ha superato nel 2025 i 360 miliardi di euro, equivalenti a oltre un miliardo al giorno. Una differenza alimentata dall'aumento delle esportazioni cinesi verso il mercato europeo e dalle difficoltà incontrate dalle imprese dell'Unione nell'accesso a quello asiatico.

Tra le ipotesi esaminate dalla Commissione figura un meccanismo di salvaguardia sulle automobili ibride importate dalla Cina. Bruxelles punta a ottenere una limitazione volontaria delle esportazioni, ma Pechino ha respinto la richiesta. L'esecutivo europeo valuta quindi un intervento unilaterale, attraverso contingenti quantitativi e dazi più elevati sui veicoli che superano una determinata soglia. Non si tratta ancora di una misura approvata: l'eventuale introduzione richiederebbe un percorso distinto dalle disposizioni commerciali già applicate alle automobili elettriche.

Proprio il settore automobilistico mostra gli effetti delle precedenti decisioni europee. Nell'ottobre 2024 Bruxelles ha introdotto dazi compensativi aggiuntivi sulle vetture elettriche a batteria prodotte in Cina, dopo un'indagine sui sussidi pubblici concessi ai costruttori. Le auto ibride erano escluse da quell'inchiesta e non possono essere automaticamente assoggettate alle stesse tariffe. Nel frattempo, le esportazioni cinesi di modelli plug-in verso il mercato europeo sono cresciute sensibilmente, offrendo ai produttori asiatici un'altra strada per ampliare la propria presenza commerciale.

Il Parlamento europeo chiede maggiore fermezza verso Pechino

Il confronto diplomatico è accompagnato dalla pressione dell'Eurocamera, che ha approvato a larga maggioranza una risoluzione per sollecitare una posizione più decisa nei rapporti economici con la Cina. Al centro delle preoccupazioni figurano le distorsioni della concorrenza, le sovvenzioni industriali e le difficoltà di accesso al mercato cinese. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha richiamato i rischi per l'occupazione e la capacità produttiva europea, mentre i governi di Francia e Germania hanno rilanciato l'idea di nuovi strumenti per reagire più rapidamente alle pratiche commerciali considerate sleali.

Le tensioni riguardano anche settori diversi dall'automobile. Macchinari, prodotti chimici e tessili sono tra le merci coinvolte nell'espansione delle vendite cinesi, mentre le restrizioni imposte da Pechino all'esportazione di terre rare e altri minerali critici hanno creato ulteriori preoccupazioni per le industrie europee. I negoziati bilaterali affrontano anche la tutela della proprietà intellettuale e le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio. Le autorità cinesi contestano le accuse europee e denunciano il carattere protezionistico delle iniziative adottate da Bruxelles.

Made in Europe, i popolari tedeschi tentano di bloccare il regolamento

La frattura politica più evidente riguarda l'Industrial Accelerator Act, presentato dalla Commissione a marzo per sostenere la manifattura europea. Il progetto introduce criteri di preferenza per determinati prodotti realizzati nel continente negli appalti pubblici e nei programmi di sostegno industriale. Gli eurodeputati popolari Christian Ehler e Angelika Niebler, entrambi tedeschi, insieme allo svedese Jörgen Warborn, hanno presentato un emendamento che chiede al Parlamento di respingere integralmente la proposta. Secondo i promotori, il testo rischia di violare accordi di libero scambio e obblighi internazionali, esponendo l'Unione a ritorsioni da parte dei suoi partner economici.

La proposta di bocciatura ha provocato la reazione dei Socialisti e democratici, che accusano una parte del Ppe di ostacolare uno degli strumenti destinati a sostenere l'industria europea. L'eurodeputata belga Kathleen Van Brempt ha criticato la scelta di chiedere il ritiro dell'intero regolamento anziché negoziarne le modifiche, attribuendola al timore delle reazioni di Cina e Stati Uniti. Anche il francese Pierre Jouvet ha contestato l'iniziativa, sostenendo che indebolirebbe la capacità dell'Europa di tutelare la produzione e i posti di lavoro industriali.

Sul contenuto della preferenza europea esiste anche una divergenza tra Berlino e Parigi. Il governo tedesco sostiene un'impostazione più aperta, denominata Made with Europe, che consentirebbe di includere anche Paesi esterni all'Unione legati da accordi commerciali. La Francia preferisce invece criteri più restrittivi a favore della produzione interna al mercato europeo. Il regolamento, promosso dal commissario francese Stéphane Séjourné, è all'esame delle commissioni Industria, Mercato interno e Commercio internazionale del Parlamento. Il calendario iniziale prevedeva un voto congiunto il 1° dicembre e il successivo esame in plenaria nella sessione dal 14 al 17 dicembre.

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