Dazi sulle ibride plug-in cinesi, l’Ue valuta la stretta che cambia il mercato
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
I dazi sulle ibride plug-in cinesi potrebbero diventare il prossimo fronte dello scontro commerciale tra Unione Europea e Cina nel settore automobilistico. Bruxelles starebbe infatti valutando l’introduzione di misure compensative anche per questa categoria di veicoli prodotti nella Repubblica Popolare, dopo i provvedimenti già adottati dal 2024 nei confronti delle auto completamente elettriche. L’ipotesi emerge in una fase particolarmente delicata per il mercato europeo, dove i costruttori cinesi hanno aumentato rapidamente la propria presenza grazie soprattutto alle esportazioni. In cinque anni la loro quota di mercato è passata dallo 0,5% a oltre il 6%, con picchi vicini al 10% nei periodi migliori, una crescita costruita quasi esclusivamente attraverso vetture importate e quindi direttamente esposte alle eventuali misure commerciali europee.
La nuova fase dei rapporti tra Bruxelles e Pechino
La valutazione di nuovi dazi sulle auto ibride plug-in prodotte in Cina si inserisce in un contesto più ampio di rapporti complessi tra Bruxelles e Pechino. Al Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, i Ventisette hanno scelto una strategia definita del “doppio binario”, mantenendo aperto il dialogo con la Cina ma rafforzando allo stesso tempo gli strumenti di difesa commerciale a disposizione dell’Unione. La decisione arriva mentre cresce l’attenzione per gli squilibri economici tra le due aree. Secondo i dati citati nel dibattito europeo, il deficit dell’Unione nei confronti della Cina è salito nel 2025 a circa 360 miliardi di euro, una cifra che equivale a quasi un miliardo al giorno e che, per la prima volta, vede tutti gli Stati membri in disavanzo nei rapporti commerciali con Pechino.
All’interno di questo scenario, il settore automobilistico occupa una posizione centrale. Le istituzioni europee considerano infatti strategica la tutela della produzione continentale in un mercato attraversato da una trasformazione tecnologica profonda. Le indiscrezioni riportate dalle principali testate di settore e dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt indicano che la Commissione Europea sarebbe pronta ad aprire un nuovo capitolo della propria azione commerciale. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di contrastare quella che viene definita una concorrenza sostenuta dai sussidi statali cinesi, una questione che da tempo alimenta il confronto tra le due economie.
Perché le ibride plug-in sono finite al centro dell’attenzione
Se i veicoli elettrici erano stati il primo terreno di intervento, ora l’attenzione si starebbe spostando sulle ibride plug-in, una categoria che negli ultimi mesi ha mostrato una crescita particolarmente rapida nel mercato europeo. Proprio questa espansione avrebbe contribuito ad aumentare l’interesse delle istituzioni comunitarie verso un eventuale ampliamento delle misure già adottate. Le plug-in rappresentano infatti un segmento importante della transizione automobilistica, poiché combinano motore elettrico e motore tradizionale e intercettano una parte significativa della domanda di mercato. L’eventuale introduzione di dazi compensativi modificherebbe quindi il quadro competitivo in un comparto che sta acquisendo un peso crescente nelle strategie commerciali dei costruttori.
Per le aziende cinesi dell’auto, la prospettiva di nuove misure europee arriva mentre la finestra di crescita basata esclusivamente sull’export sembra restringersi. La rapida espansione registrata negli ultimi anni è avvenuta quasi interamente attraverso l’importazione di veicoli prodotti in Cina e venduti nel mercato europeo. Un sistema che ha consentito di conquistare quote di mercato significative ma che, allo stesso tempo, risulta particolarmente sensibile all’introduzione di barriere commerciali. L’ipotesi di una stretta sulle ibride plug-in viene quindi letta come un possibile passaggio destinato a incidere sulle strategie future dei costruttori interessati a consolidare la propria presenza nel continente.
La crescita delle auto cinesi e il nodo della difesa commerciale
L’Unione Europea continua a muoversi tra esigenze diverse. Da una parte resta aperta la ricerca di un dialogo con Pechino, dall’altra aumenta la volontà di rafforzare gli strumenti di difesa commerciale considerati necessari per proteggere alcuni comparti industriali. Il settore automobilistico è uno dei più osservati perché rappresenta una componente fondamentale dell’economia europea e perché la competizione internazionale si è intensificata con l’accelerazione della transizione tecnologica. In questo quadro, la discussione sui dazi alle ibride plug-in cinesi non appare come una misura isolata ma come un tassello di una strategia più ampia che punta a ridurre le vulnerabilità percepite nei confronti delle forniture e della produzione provenienti dalla Cina.
Le valutazioni in corso arrivano inoltre in una fase in cui la presenza dei marchi cinesi sulle strade europee è diventata molto più visibile rispetto a pochi anni fa. Il passaggio da una quota dello 0,5% a oltre il 6% del mercato europeo testimonia la rapidità del cambiamento avvenuto nel settore. Le punte vicine al 10% registrate nei mesi migliori mostrano come l’espansione non sia stata marginale, ma abbia assunto dimensioni tali da entrare stabilmente nel dibattito politico ed economico europeo. È in questo contesto che Bruxelles starebbe esaminando l’estensione dei dazi compensativi alle ibride plug-in, una scelta che potrebbe segnare un ulteriore sviluppo nei rapporti commerciali tra Unione Europea e Cina e nel confronto sull’equilibrio competitivo del mercato automobilistico europeo.




