Cina, produzione di auto elettriche e ibride in forte crescita nei primi nove mesi del 2025
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Redazione Economia
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Il settore automobilistico cinese, nonostante le turbolenze dei mercati globali, conferma il suo ruolo di locomotiva nella transizione verso la mobilità a basse emissioni, come dimostrano i dati diffusi dall’Associazione cinese dei costruttori automobilistici. Nei primi tre trimestri dell’anno, la produzione di veicoli cosiddetti “new energy”, categoria che comprende sia le auto completamente elettriche sia quelle ibride plug-in, ha segnato un incremento del 35,2% su base annua, toccando la quota di 11,24 milioni di unità. Questo slancio produttivo, che riflette una domanda interna ancora vivace seppur con ritmi di crescita diversi tra i mesi, delinea un panorama industriale in cui la Cina consolida la sua leadership, ampliando il divario con i competitor internazionali che faticano a mantenere un passo altrettanto sostenuto.
Il raddoppio delle esportazioni a settembre
A settembre, mese tradizionalmente fiorente per le vendite nel mercato interno, l’impulso si è tradotto in una performance ancor più marcata sui mercati esteri. Le esportazioni di veicoli elettrici e ibridi plug-in hanno infatti registrato un raddoppiamento rispetto allo stesso periodo del 2024, con un volume di circa 222 000 unità spedite Oltremare. Tale balzo, che va ben oltre la media di crescita della produzione complessiva, indica una strategia commerciale aggressiva e ben orchestrata, la quale sta progressivamente riconfigurando gli equilibri del commercio automobilistico mondiale. Mentre in Europa, per citare un caso, la transizione è appesantita da fattori come l’inflazione e costi industriali crescenti, il dinamismo cinese appare inarrestabile.
Le strategie dei colossi e il caso Byd in Europa
Protagonista indiscusso di questa espansione è il colosso di Shenzhen, Byd, il quale non solo consolida la sua posizione di leader nel mercato domestico, ma sta orientando in maniera sempre più decisa i suoi investimenti verso l’estero. Il Regno Unito, in particolare, è emerso come il suo primo mercato di riferimento al di fuori della Cina, un traguardo che sottolinea l’efficacia di una penetrazione commerciale iniziata da tempo. In parallelo, l’azienda sta intensificando i suoi contatti con il governo di Madrid, individuando nella Spagna, con la sua rete industriale competitiva e i costi energetici contenuti, la location più probabile per il suo terzo impianto di produzione europeo. Una mossa, questa, che accenderebbe ancor di più i riflettori sulla capacità attrattiva della penisola iberica.
Le ripercussioni sul tessuto industriale europeo
L’avanzata dei costruttori cinesi, se da un lato offre ai consumatori europei una gamma più ampia di veicoli elettrici a prezzi competitivi, dall’altro solleva interrogativi circa la tenuta del comparto manifatturiero locale. La competitività dei nuovi arrivati, favorita da economie di scala e da una filiera integrata per le batterie, sta mettendo sotto pressione diversi stabilimenti del Vecchio Continente, alcuni dei quali si trovano a dover rivedere i propri piani industriali. La concentrazione di questa espansione, che non si limita alle mere esportazioni ma punta a radicarsi con fabbriche sul territorio, rappresenta una sfida senza precedenti per un’industria, quella europea, chiamata a rinnovarsi in tempi rapidi mentre affronta costi energetici e burocratici più elevati.




