Aumento aliquota polizze infortuni conducente: la manovra da un miliardo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Nel quadro degli emendamenti alla Legge di Bilancio 2026, si sta facendo strada una proposta che prevede un sostanziale incremento dell’aliquota fiscale applicata alle polizze infortuni del conducente, le quali, com’è noto, vengono spesso stipulate in abbinamento alla copertura della responsabilità civile auto. L’aliquota, che attualmente si attesta al 2,5%, sarebbe infatti portata al 12,5%, allineandola di fatto a quella già vigente per la Rc Auto stessa. Una simile modifica, che non guarderebbe solo al futuro ma avrebbe carattere retroattivo, andando a coprire un arco temporale di dieci anni, rappresenta un intervento senza precedenti nel settore assicurativo, destinato a generare un gettito considerevole per l’erario, sebbene con un impatto significativo sulle compagnie e, inevitabilmente, sugli automobilisti.
La reazione dell'Ania e l'impatto retroattivo
Contro questa manovra, definibile senza mezzi termini come una "stangata", si è schierato con fermezza l’Ania, l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, che ha riunito il proprio comitato esecutivo per organizzare una risposta unitaria. Le compagnie aderenti, pur mostrando una certa disponibilità a farsi carico di altri oneri fiscali previsti dalla manovra, come l’aumento dell’Irap, considerano l’innalzamento dell’aliquota sulle polizze infortuni un elemento di criticità assoluta. La retroattività della norma, in particolare, costituisce il punto più controverso, poiché impone agli assicuratori di versare somme relative a contratti già stipulati e conclusi nel decennio passato, un fatto che sconvolge i principi di certezza del diritto e di stabilità contrattuale.
Il gettito previsto e le ripercussioni sul mercato
Le stime di gettito parlano di circa cento milioni di euro annui per gli anni a venire, una cifra non trascurabile. Tuttavia, è la componente retroattiva a rappresentare la posta più ingente, con un ammontare complessivo che si avvicinerebbe alla soglia del miliardo di euro, una somma che le assicurazioni dovrebbero versare in un’unica soluzione. È chiaro che un prelievo di tale portata, se da un lato fornirebbe liquidità immediata allo Stato, dall’altro rischierebbe di innescare un circolo vizioso: le compagnie, infatti, potrebbero essere costrette a riequilibrare i propri bilanci attraverso un rincaro dei premi non solo per le polizze infortuni, ma potenzialmente anche per altre tipologie di copertura, con effetti a catena sull’intero mercato della protezione individuale.
Il dibattito giuridico e le prospettive immediate
La proposta legislativa, che riapre un contenzioso durato oltre quarant’anni, si basa su un’interpretazione avanzata dall’Agenzia delle Entrate negli ultimi anni, la quale considera le polizze infortuni del conducente assimilabili, per natura e funzione, alla Rc Auto, giustificandone così la medesima tassazione. Questo approccio, però, ignora le fondamentali differenze tra le due coperture: mentre la responsabilità civile protegge dai danni causati a terzi, la polizza infortuni è concepita per tutelare l’integrità fisica del guidatore stesso in caso di incidente. La questione, oltre che economica, investe quindi il piano della corretta qualificazione giuridica del prodotto assicurativo, un aspetto che sarà certamente al centro del confronto, anche tecnico, nelle prossime settimane.




