Achille Lauro al Circo Massimo: l'amore, Roma e il sogno dell'Olimpico
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Achille Lauro, che da anni naviga tra l’incoscienza dell’artista e il sentimentalismo più crudo, ha scelto il Circo Massimo per ribadire una verità che, nelle sue parole, suona quasi come un manifesto: «Solo l’amore resta per sempre». Ieri sera, davanti a 14 mila persone, ha aperto il primo dei due concerti sold out – il secondo è previsto per il primo luglio – con un’energia che non lascia spazio a mezze misure. «Finalmente a casa!», ha esclamato, mentre le fontane d’artificio illuminavano il cielo sulle note di «Amor», inno alla sua Roma.
Il cantautore, che nel corso della carriera ha sperimentato tra rap, punk e funk, ha condensato in due ore tutte le sue incarnazioni artistiche: dal trapper di periferia, che in «La bella e la bestia» denunciava un «contesto marcio e senza cultura», all’aspirante rocker di «1969», passando per il romantico cronista di «Latte+». Sul palco, definendosi «un flipper impazzito e un anarchico», ha trasformato lo show in un viaggio attraverso le sue contraddizioni, senza mai perdere di vista l’obiettivo: «Ora c’è bisogno di musica di estrema qualità».




