Sbloccati 16,4 miliardi, e Magyar porta l’Ungheria in Procura europea
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Redazione Esteri
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Bruxelles ha chiuso un’altra pagina di tensione durata un decennio.
A poco più di un mese dal voto che ha spazzato via Viktor Orbán, il nuovo primo ministro Péter Magyar incassa il primo, grande risultato internazionale: il semaforo verde della Commissione europea allo sblocco di 16,4 miliardi di euro di fondi comunitari, quelli che il precedente esecutivo aveva visto congelare per le persistenti violazioni dello stato di diritto. ilsole24ore +3
L’annuncio, arrivato al termine di una conferenza stampa congiunta con la presidente Ursula von der Leyen, sancisce quella che Magyar non ha esitato a definire una “svolta storica” per il suo Paese; una svolta che, nelle intenzioni della nuova amministrazione, passa necessariamente attraverso l’allineamento a quelle regole di trasparenza e legalità a lungo disattese. eunews +3
E la prima, decisiva mossa in questa direzione è già stata giocata: Budapest ha ufficialmente manifestato l’intenzione di aderire alla Procura europea (EPPO), l’organismo indipendente incaricato di indagare le frodi ai danni del bilancio Ue, un’istituzione dalla quale l’Ungheria di Orbán aveva scelto di restare esclusa. tvsvizzera +3
I numeri dell’intesa e il peso delle riforme
L’intesa, che von der Leyen ha definito frutto di “un vento di cambiamento” proveniente da Budapest, non è però un assegno in bianco. eunews +3
La cifra complessiva, pari a circa il 13% del bilancio ungherese, è articolata in diverse tranche: 10 miliardi proverranno dal programma NextGenerationEU (il Pnrr europeo), 4,2 miliardi dai fondi di coesione precedentemente congelati per le carenze sistemiche nella gestione dell’apparato pubblico, e ulteriori 2,2 miliardi legati specificamente alla tutela della libertà accademica, una delle criticità più aspre sollevate contro il governo di Fidesz. ilsole24ore +3
Per vederli effettivamente transitare sui conti dello Stato, però, il governo di Magyar ha davanti a sé un calendario serrato di scadenze. Bruxelles è stata chiara: nessuna scorciatoia. borsaitaliana +3
I fondi verranno erogati solo a fronte dell’effettiva adozione delle riforme negoziate, che toccano i nervi scoperti del sistema ungherese come la riforma degli appalti pubblici, il rafforzamento dell’Autorità per l’Integrità e lo smantellamento graduale delle opache “fondazioni di interesse pubblico” (PITs), quelle strutture considerate a rischio di cattura dello Stato da parte di élite politiche. ilfattoquotidiano +3
L’affondo di Magyar: “Ci hanno mentito sulla corruzione”
In quell’aula di Bruxelles, il premier non ha usato toni accomodanti nel riferirsi alla gestione del suo predecessore. Anzi, con una schiettezza che ha colpito i cronisti presenti, Magyar ha utilizzato la ribalta europea per rovesciare la narrativa che aveva a lungo dominato le relazioni tra Budapest e l’Europa centrale. ilmanifesto +3
Ha accusato Orbán e i suoi fedelissimi di aver costantemente mentito agli ungheresi sulle ragioni del blocco dei fondi, chiarendo che le ragioni non erano di natura ideologica – come il governo precedente sosteneva riguardo all’immigrazione o alla guerra in Ucraina – ma esclusivamente economica e giudiziaria: “L’esecutivo ungherese era corrotto” ha affermato, liquidando quella che secondo lui era una gigantesca cortina fumogena alzata per nascondere un sistema clientelare. tvsvizzera +3
Un attacco frontale, insomma, che serve a legittimare l’azione del nuovo esecutivo, il quale si trova ora a dover negoziare non solo con i funzionari Ue, ma anche con un establishment interno ancora intriso di vecchie fedeltà, a partire dalla presidenza della Repubblica e da alcuni scranni dell’alta magistratura rimasti occupati da nominati Orbán. open +3
Cooperazione giudiziaria e transizione complessa
L’annuncio dell’adesione alla Procura europea rappresenta, in questo quadro, la garanzia più forte che Magyar ha potuto offrire a Ursula von der Leyen.
L’EPPO, guidata da Laura Codruța Kövesi, ha il potere di avviare indagini autonome su appropriazione indebita, frodi transfrontaliere e riciclaggio che coinvolgano i fondi Ue, e finora l’Ungheria era uno dei soli tre Stati membri (insieme a Danimarca e Irlanda) a essere rimasto fuori da questo schema di vigilanza. ilfattoquotidiano +3
Entrarvi significa sottoporre la futura spesa delle risorse della Ripresa a un controllo esterno e rigoroso, un passo che il governo Tisza presenta come il presupposto indispensabile per “ricostruire l’Ungheria” e rilanciare i servizi pubblici. ilsole24ore +3
Resta tuttavia da sciogliere il nodo delle risorse ancora ferme per altri motivi: se l’accordo storico sblocca oltre 16 miliardi, restano infatti ancora in bilico circa 1,2 miliardi legati alla controversa legge ungherese sui diritti Lgbtq+ e la multa di un milione di euro al giorno che il Paese continua a scontare per le violazioni delle norme sull’asilo. ilmanifesto +3




