La Lombardia perde il primato nella sanità, Fontana attacca: "Giudizi inaccettabili"
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Redazione Interno
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La Lombardia, da anni considerata un’eccellenza nel panorama sanitario italiano, non è più la regione con la migliore assistenza sanitaria del Paese. A decretarlo è il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), che ha analizzato i dati del 2023 basandosi su 88 indicatori, suddivisi in tre macro-livelli: prevenzione collettiva e sanità pubblica (6 indicatori), assistenza distrettuale (10 indicatori) e assistenza ospedaliera (8 indicatori). A questi si aggiungono i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e i Percorsi Diagnostico-Terapeutico Assistenziali (PDTA), che abbracciano più ambiti di cura. Un quadro complesso, che ha portato a un ridimensionamento della posizione lombarda, storicamente ai vertici delle classifiche.
Il presidente della Regione, Attilio Fontana, non ha accolto bene i risultati, definendoli "giudizi inaccettabili". La sua reazione, tuttavia, non è passata inosservata a Roma. Il Ministero della Salute, in una nota ufficiale, ha replicato alle critiche del governatore, sottolineando come l’obiettivo del monitoraggio non sia quello di penalizzare le Regioni, ma di garantire ai cittadini l’erogazione delle prestazioni a cui hanno diritto. "La reazione del governatore Fontana appare mal indirizzata e il linguaggio utilizzato comunque inopportuno", si legge nel comunicato, che evidenzia come i LEA vengano elaborati in collaborazione con le Regioni stesse.
La polemica, insomma, sembra aver toccato un nervo scoperto. Da una parte, il Ministero ribadisce che non si tratta di stilare classifiche, ma di monitorare l’efficienza del sistema sanitario nazionale; dall’altra, Fontana difende a spada tratta il modello lombardo, che pure ha mostrato qualche crepa. Non è un caso che, nella nuova graduatoria, il Veneto abbia superato l’Emilia-Romagna, che scivola al terzo posto con un calo di 2,4 punti, principalmente a causa di un peggioramento nell’assistenza territoriale.
La sanità lombarda, dunque, non è più un faro incontrastato. Eppure, il dibattito sollevato da Fontana rischia di distogliere l’attenzione dai dati reali, che fotografano un sistema in evoluzione, con criticità emergenti e nuove eccellenze. Il Veneto, ad esempio, ha saputo migliorare la propria offerta sanitaria, mentre altre regioni faticano a mantenere gli standard richiesti.
Resta il fatto che i LEA, che definiscono le prestazioni sanitarie garantite a tutti i cittadini, siano un punto di riferimento imprescindibile. Che si tratti di cure ospedaliere, assistenza territoriale o prevenzione, l’obiettivo è assicurare che i diritti dei pazienti vengano rispettati, senza disparità tra Nord e Sud. E se la Lombardia ha perso il primato, non significa che il suo sistema sia crollato, ma semplicemente che altre realtà hanno saputo innovare e crescere.




