La tempesta perfetta su Downing Street: Crosetto accoglie Jarvis mentre Healey affonda Starmer
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Redazione Esteri
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Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha inviato ieri un formale messaggio di congratulazioni a Dan Jarvis – il nuovo segretario di Stato alla Difesa del Regno Unito – auspicando un ulteriore rafforzamento di quel “forte rapporto di amicizia e collaborazione” che lega i due paesi proprio sul fronte della sicurezza, un legame consolidato, va detto, grazie al lavoro del predecessore John Healey, al quale l’esponente italiano ha riservato un ringraziamento sincero e un pensiero per il prosieguo della sua carriera.
Ma dietro la cortesia diplomatica delle dichiarazioni rilasciate dal titolare del dicastero di via XX Settembre, si consuma sullo sfondo una delle crisi politiche più violente che abbiano colpito il governo laburista di Keir Starmer da quando questi, ormai più di un anno fa, si è insediato al numero 10 di Downing Street.
Una crisi, quella apertasi nelle ultime quarantotto ore, che non solo ha portato alle dimissioni – o meglio, alla fuga – di Healey, ma che ne ha trascinato con sé un’altra, creando un effetto domino destinato ad aggravare la posizione già precaria di un premier che molti, a Westminster, danno ormai per spacciato.
Le lettere che bruciano: accuse al Tesoro e alla “incapacità” del premier
John Healey, fedelissimo di Starmer e figura chiave dell’establishment laburista prima della vittoria del 2024, ha rassegnato le sue dimissioni con una modalità che a Londra hanno definito “esplosiva”. Nella missiva indirizzata al primo ministro, resa pubblica dai media britannici, Healey non ha usato mezzi termini: “Non sei stato in grado, e il Tesoro non ha voluto, di impegnare le risorse di cui la nazione ha bisogno per difendere il Paese in questo momento di crescenti minacce”, si legge nel passaggio più duro.
L’oggetto del contendere, che covava sotto la cenere da mesi, è il famoso Defence Investment Plan (DIP), un programma decennale di investimenti che Starmer aveva più volte rinviato. Secondo quanto ricostruito, l’offerta concreta per il ministero della Difesa consisteva in un aumento di soli 13,5 miliardi di sterline distribuiti nei prossimi quattro anni, una cifra – questa la tesi del dimissionario – largamente inferiore ai 28 miliardi ritenuti necessari per scongiurare tagli e mantenere operative le forze armate.
Una manovra che, secondo le indiscrezioni raccolte dalla BBC, avrebbe portato la spesa per la difesa a toccare appena il 2,68% del Pil entro il 2030, ben lontano dalle ambizioni dichiarate (e politicamente necessarie) di raggiungere il 3%.
La risposta di Starmer, altrettanto pubblica, non ha fatto che certificare il divorzio: il premier ha ribadito che “farò sempre ciò che serve per tenere al sicuro il nostro paese”, salvo poi difendere la sostenibilità di un piano che “non si baserà su indebitamenti irresponsabili”, una frase, quest’ultima, che negli ambienti militari è stata letta come una doccia fredda.
L’effetto valanga: si dimette anche il ministro delle Forze Armate
A complicare ulteriormente il quadro, già fosco, per il governo laburista è arrivata poche ore dopo la seconda doccia gelata: Al Carns, viceministro (o numero due) per le forze armate, ha fatto le valigie a sua volta, sostenendo di non poter difendere “un livello di investimenti che so essere inadeguato al compito”.
Carns, che poco prima di mollare aveva rilasciato interviste al vetriolo ai media inglesi, ha parlato apertamente di “fallimento” del governo nel sostenere i militari, un’accusa pesantissima che arriva a poche settimane dal vertice Nato in programma a luglio e mentre il Regno Unito è impegnato su più fronti caldi, dal contrasto alle attività russe alla presenza in Medio Oriente. Questa tempesta perfetta, come l’hanno definita i commentatori, rischia di paralizzare l’esecutivo proprio mentre il segretario generale della Nato sollecita gli alleati a fare di più.
Dan Jarvis, l’ex parà chiamato a gestire l’eredità pesante
In questo clima di guerra civile politica, la scelta di Starmer di nominare Dan Jarvis – fino a ieri ministro della Sicurezza all’Home Office – non è certo una mossa priva di calcoli. Jarvis, ex ufficiale del Reggimento Paracadutisti e decorato con l’MBE per il servizio in Afghanistan e Iraq, porta con sé un curriculum militare che mancava al ministero dai tempi di Ben Wallace.
La sua nomina, benché accolta con cautela, mira a ricucire lo strappo con le gerarchie militari, quelle stesse che nelle scorse ore avevano temuto che il DIP compromettesse la prontezza operativa delle truppe. Per Crosetto – che aveva già commentato l’addio di Healey esprimendo rammarico e confessando di comprendere le ragioni di una scelta tanto sofferta – l’arrivo di Jarvis rappresenta, almeno sulla carta, un elemento di continuità.
Ma il vero banco di prova sarà vedere se l’ex ufficiale saprà ottenere dal Tesoro ciò che il suo predecessore non è riuscito a strappare: risorse certe per un riarmo che, come dimostrano gli strappi di queste ore, è diventato il terreno di scontro definitivo per la sopravvivenza politica di Keir Starmer.




