Healey silura Starmer: “Non protegge la nazione”. Londra, crisi di governo nella difesa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ennesima, pesantissima crepa nel governo laburista si è aperta giovedì con le dimissioni del ministro della Difesa John Healey, il quale – in un commiato che ha dell’atto di accusa formale – ha sostanzialmente bollato il premier Keir Starmer come un leader inaffidabile proprio sul fronte della sicurezza nazionale.

A scatenare la rottura, consumata dopo settimane di trattative serrate e veleni incrociati con il Tesoro, sono stati i numeri del tanto atteso Defence Investment Plan (DIP), il documento decennale che avrebbe dovuto tradurre in pratica gli impegni finanziari per le forze armate ma che, a detta dell’ormai ex titolare del ministero di Whitehall, si è rivelato drammaticamente insufficiente.

Nella lettera di dimissioni, resa pubblica sul suo account X, Healey non ha usato giri di parole: "Lei non è stato in grado, e il Tesoro non ha voluto, stanziare le risorse di cui la nazione ha bisogno per difendere il Paese in questo momento di crescenti minacce," ha scritto Healey, usando un tono che mescola il rituale formale con la pugnalata politica a cuore aperto.

Il movente della defezione affonda le radici nello scontro, durato mesi, sulla percentuale di Pil da destinare alle casse militari; Healey, che pure era considerato un fedelissimo del premier, ha scoperto solo lunedì scorso l’entità reale del piano, rimanendone evidentemente atterrito. La bozza del DIP, infatti, prevede che la spesa per la difesa tocchi appena il 2,68% del prodotto interno lordo entro il 2030, un incremento irrisorio – pari allo 0,08% – rispetto all’obiettivo del 2,6% già fissato per il 2027.

Per un ministro che chiedeva un impegno chiaro per arrivare al 3% entro la fine del decennio, con una tabella di marcia credibile per il 3,5% nel 2035 (come richiesto dalla Nato), quella cifra è apparsa una vera e propria doccia gelata, una manovra che rischia di rendere il Regno "meno sicuro" anziché rafforzarlo.

L’effetto domino a Whitehall e la nomina del veterano Jarvis

A valanga, poche ore dopo l’annuncio di Healey, si è abbattuta su Downing Street la seconda scossa: anche il sottosegretario alle Forze Armate, Al Carns, ha rassegnato le proprie dimissioni, dichiarando senza mezzi termini che il governo sta fallendo su due fronti essenziali, ovvero "il kit per fare il lavoro e la lealtà verso chi lo ha già svolto".

Carns, ex militare decorato, ha parlato di un piano "né abbastanza trasformativo né sufficientemente finanziato", sottolineando come la pressione di accelerare la prontezza operativa sia concentrata nei primi due anni del programma, proprio il lasso temporale in cui i fondi promessi risultano più esigui e "backloaded" – cioè posticipati nel tempo.

L’abbandono di due figure chiave del comparto Difesa, avvenuto mentre il partito è già scosso dalle dimissioni di altri sei ministri nell’ultimo mese (tra cui Wes Streeting), ha costretto Starmer a una reazione immediata per arginare l’emorragia.

Per tappare la falla, il premier ha pescato dal suo interno un uomo di polso: Dan Jarvis, ex ufficiale dell’esercito e reduce dai campi di battaglia, nonché ministro della Sicurezza in carica fino a giovedì, è stato promosso alla guida del dicastero. Jarvis, che ha prestato servizio anche come sindaco dello South Yorkshire, porta con sé un pedigree militare che mancava al mite Healey, ma si trova ora a dover gestire un portafoglio le cui casse sono state giudicate "cronicamente inadeguate" dal suo stesso predecessore.

Starmer, nel comunicare la nomina, ha ribadito che il suo dovere primario è "garantire la sicurezza del popolo britannico", rivendicando il "più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda", sebbene le cifre fornite dal Tesoro raccontino una realtà molto più opaca e frammentata.

Il nodo della manovra: risorse negate e poltrone che bruciano

Secondo le ricostruzioni delle trattative andate in fumo, Healey aveva chiesto un extra budget di circa 28 miliardi di sterline per evitare tagli drastici e "riempire il buco" lasciato dagli anni di austerity; l’offerta ricevuta, invece, ammontava a 13,5 miliardi in quattro anni, una cifra che – avvertono le fonti del ministero – nasconde un’abile "trucchetto del Tesoro" che riduce il margine reale di manovra a soli 10 miliardi.

L’ex ministro ha accusato il cancelliere dello Scacchiere di non voler impegnare le risorse necessarie, costringendolo a scegliere tra "decisioni che ridurrebbero la prontezza delle nostre forze" e l’unica via d’uscita dignitosa, ovvero gettare la spugna.

Questa crisi, che arriva a pochi giorni dalle elezioni amministrative dell’8 maggio e in piena tensione per le proteste anti-immigrazione in Irlanda del Nord, rappresenta un’ulteriore mazzata per l’autorità di Starmer, ora ridotto a dover gestire un esecutivo che sembra scricchiolare su ogni fronte.

La pubblicazione del DIP, originariamente prevista per l’autunno del 2025 e slittata più volte, dovrà ora fare i conti con un ministro uscente che ne ha certificato l’insufficienza in diretta mondiale, gettando un’ombra lunga anche sul vertice Nato in programma a luglio in Turchia, dove il Regno Unito rischia di presentarsi con le munizioni spuntate e un governo in chiara difficoltà.

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