“Mi regalò un libro per farmi capire che avrei dovuto perdere peso”. Margot Robbie e il regalo avvelenato di un collega

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È bastata una domanda, di quelle che nei giochi tra celebrità sembrano le più innocue – il peggior regalo mai ricevuto – per riportare a galla un frammento sgradevole degli albori di una carriera, quella di Margot Robbie, oggi trentacinquenne e reduce dal tour promozionale di Cime tempestose per la regia di Emerald Fennell -3-6. Ospite del format GOAT Talk per Complex, l’attrice australiana ha risposto con la cantante Charli xcx, autrice di diversi brani della colonna sonora del film, e la conversazione ha preso una piega inaspettata quando la Robbie ha rievocato un episodio risalente a molto tempo fa, a «very, very early in my career» -2-7. Un attore uomo, un collega con cui stava lavorando in quei primi anni duemila e dieci – Robbie debutta nel 2008 –, le fece dono di una copia di French Women Don’t Get Fat, il saggio di Mireille Guiliano pubblicato nel 2007 che promette di svelare il paradosso transalpino: mangiare con piacere senza ingrassare -1-5. Il volume, lo ha spiegato lei senza giri di parole, era in sostanza un manuale per convincere chi lo riceveva a mangiare di meno; e il messaggio, per quanto avvolto nella carta regalo, suonava inequivocabile. «Mi ha regalato un libro per farmi capire che avrei dovuto perdere peso», ha scandito Robbie davanti alla telecamera, e la sua reazione, a distanza di anni, conserva ancora la secchezza di quel momento: «Whoa, fuck you, dude» -5-10.

Il collega di cui nessuno ricorda il nome e la replica di Charli xcx

L’attore, ha tenuto a precisare la Robbie, non è mai stato identificato né lei ha fornito elementi per risalire alla sua identità; e quando Charli xcx, quasi a voler chiudere il cerchio, ha chiesto se quel collega lavori ancora nell’industria, la risposta è stata sospesa in un alone di indifferenza studiata, o forse autentica. «Non ho idea di dove sia ora. Era davvero tanto tempo fa», ha detto l’attrice, e la cantante, rivolgendosi idealmente a quel destinatario assente, ha gelato il set con un epitaffio ironico e spietato: «La tua carriera è finita, tesoro» -2-6. Nessuna crociata, nessun nome da gettare in pasto al pubblico: Robbie si è limitata a certificare un fatto, a estrarlo da una scatola di ricordi professionali per mostrarlo come si mostra un reperto. E il libro, intanto, è diventato il simbolo di un’epoca in cui certi messaggi si potevano infilare in una sovraccoperta e porgere con noncuranza, magari convinti di fare un favore.

L’altra faccia del set: dalle brughiere ai regali pensati per Jacob Elordi

Se quel dono velenoso appartiene a un passato che la Robbie sembra aver archiviato senza troppi rimpianti, il presente della sua carriera è invece illuminato da una collaborazione diametralmente opposta, quella con Jacob Elordi, il Heathcliff della nuova trasposizione della Brontë -4-9. Girato nelle lande selvagge dello Yorkshire, il film della Fennell ha cementato un’intesa che i due attori non hanno mai nascosto: Elordi, intervistato dal Daily Mail, ha confessato di essersi assicurato di non allontanarsi mai più di cinque-dieci metri dalla collega sul set, e la stessa Robbie ha ammesso che durante una scena le tremavano le ginocchia -4. Per San Valentino, sul set, l’attore le riempì il camerino di rose; i due si sono scambiati anelli con incisa la frase che Catherine dice a Nelly Dean nel romanzo – «Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono uguali» – e che è diventata il talismano di una promozione cinematografica giocata volutamente sui confini labili tra finzione e realtà -9-10.

L’uscita italiana e il ritorno di un classico conturbante

Cime tempestose, distribuito in Italia da Warner Bros. Pictures, è approdato nelle sale oggi, 12 febbraio, in tempo per la consueta finestra di San Valentino; le recensioni internazionali, pur divise sulla riuscita complessiva dell’operazione, concordano sulla carica magnetica dei due interpreti principali e sulla fotografia di Linus Sandgren, che ha catturato l’erica e il vento delle Yorkshire Moors come fossero personaggi aggiuntivi -3-8. La stessa Robbie, interpellata da British Vogue e poi ripresa dalla stampa, ha voluto ridimensionare le aspettative di chi cerca un film esplicitamente volgare: «C’è del provocatorio, certo, ma è più romantico che provocatorio. È una storia d’amore epica, come non se ne vedevano dai tempi del Paziente inglese o di The Notebook» -2. Parole che suonano anche come una difesa d’ufficio per un adattamento – l’ennesimo, dopo le decine di versioni teatrali e cinematografiche – del romanzo che nel 1847 scandalizzò la critica vittoriana e che oggi, invece, sembra attrarre il pubblico proprio per la sua ambiguità morale, per quel misto di violenza e tenerezza che il duo Robbie-Elordi avrebbe restituito senza filtri -3-9.

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