Case green, procedura d’infrazione contro l’Italia per il piano di ristrutturazione mai consegnato a Bruxelles

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Commissione europea, nel quadro del pacchetto di infrazioni adottato a marzo, ha formalizzato l’apertura di una procedura nei confronti dell’Italia e di altri diciotto Stati membri. La ragione, come specificato nella nota diffusa dall’esecutivo comunitario, risiede nella mancata trasmissione della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, un documento che i Ventisette avrebbero dovuto recapitare a Bruxelles entro il 31 dicembre del 2025. Tra i paesi finiti nel mirino, molti dei quali pesano in modo significativo negli equilibri economici e politici del continente, figurano anche la Francia e la Germania, a dimostrazione di come l’adempimento previsto dalla direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, la cosiddetta direttiva "Case green" (UE 2024/1275), stia incontrando difficoltà generalizzate.

Il piano che l’Italia non ha presentato rappresenta, nelle intenzioni del legislatore europeo, uno strumento strategico imprescindibile. Attraverso questa tabella di marcia, ogni Stato avrebbe dovuto non solo fotografare la situazione attuale del proprio patrimonio immobiliare, ma anche delineare le politiche e le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati al 2030, 2040 e, infine, al 2050. Si tratta, in sostanza, del documento che dovrebbe indicare come ridurre i consumi energetici degli edifici, partendo da quelli con le prestazioni peggiori, e quali fonti di finanziamento attivare per sostenere gli interventi di riqualificazione. La sua assenza, come sottolineato dalla stessa Commissione, rende complesso per Bruxelles valutare la coerenza e l’attuabilità delle strategie nazionali rispetto ai target climatici concordati a livello europeo.

Con l’invio della lettera di costituzione in mora, primo atto formale del procedimento, il governo italiano si trova ora di fronte a un termine perentorio di due mesi per fornire una risposta. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni dovrà in particolare dimostrare di aver avviato l’iter di definizione del piano o, quantomeno, esporre le ragioni del ritardo. Nel caso in cui i chiarimenti forniti non dovessero essere ritenuti sufficienti dalla Commissione — la quale ha già utilizzato questa procedura per altre inadempienze, come nel parallelo caso del recepimento della direttiva SUP sulla plastica monouso, dove l’Italia ha recentemente ricevuto un parere motivato — il procedimento potrebbe aggravarsi, portando a un secondo avviso e, in ultima istanza, a una potenziale condanna da parte della Corte di Giustizia.

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