Massimo Triulzi alla guida del GamM Game Museum: cambio al vertice per il museo del videogioco di Roma

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il GamM Game Museum, struttura museale capitolina dedicata alla conservazione e alla promozione della cultura videoludica — spazio che dal novembre del 2024 ha ridefinito l’offerta espositiva del settore su settecento metri quadrati suddivisi in due livelli e collocati all’interno di un edificio ottocentesco a pochi passi da piazza della Repubblica —, ha ufficializzato nelle scorse ore la nomina di Massimo Triulzi quale nuovo direttore. La decisione, comunicata direttamente dall’istituzione, sancisce un passaggio di testimone che vede Triulzi raccogliere un’eredità gestionale e intellettuale niente affatto semplice: quella lasciata da Marco Accordi Rickards, cofondatore della startup tecnologica Kabuto insieme a Luisa Bixio e a Raoul Carbone, figura quest’ultima che aveva guidato il museo sin dalla sua genesi e che aveva contribuito, con un lavoro pluriennale, alla definizione dell’identità stessa del GamM, distillandone l’approccio storico‑umanistico in un percorso permanente capace di intrecciare antropologia, sociologia, narrazione non lineare e nuove tecnologie.

A Triulzi, della cui esperienza pregressa il museo ha evidentemente tenuto conto nel valutare l’affidamento dell’incarico, spetta ora il compito — tutt’altro che meramente cerimoniale — di governare una realtà che, per statuto culturale, rifiuta l’idea del museo come semplice vetrina di reperti e di console inerti. Il GamM, infatti, si è imposto all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori proprio per la sua vocazione a narrare il videogioco — lo si evince dalle dichiarazioni rilasciate a suo tempo dal fondatore — come linguaggio espressivo a tutti gli effetti, oltre che come industria e fenomeno sociale di prima grandezza; un’istituzione, questa, che nei suoi primi mesi di attività ha già dimostrato di saper coniugare l’interazione fisica con le postazioni di gioco — più di duemila i titoli accessibili nelle aree GamMdome, Parc Path of Arcadia e Hip Historical Playground — e l’approfondimento critico, valorizzando cimeli unici come i bozzetti originali donati da Milestone o gli storyboard riconducibili alla produzione italiana di Artematica.

Il nuovo corso diretto da Triulzi, che si avvarrà di uno staff in parte rinnovato, si preannuncia all’insegna del rafforzamento della progettualità e della programmazione culturale: il museo, che già opera sette giorni su sette e che prolunga l’apertura fino a tarda sera il venerdì e il sabato, intende consolidare il dialogo con un pubblico eterogeneo — famiglie, scuole, appassionati veterani, curiosi occasionali e turisti stranieri — senza cedere alla tentazione di trasformarsi in un parco a tema. Piuttosto, la direzione intende insistere su quella cifra stilistica che ha reso riconoscibile il GamM fin dall’inaugurazione del 30 novembre 2024, quando i primi visitatori poterono sperimentare la regia unica che sincronizza oltre centoventi schermi, monitor e ledwall lungo un percorso immersivo di sessanta metri di americane; un allestimento, quello concepito dal team originario, in cui il patrimonio architettonico del palazzo storico e l’innovazione tecnologica si fondono senza che l’uno prevalga sull’altra, restituendo al medium videoludico una dignità curatoriale spesso negatagli.

L’eredità di Accordi Rickards e l’investitura del successore

Il ringraziamento formale che il museo ha voluto rivolgere a Marco Accordi Rickards — il quale, tra l’altro, nel luglio del 2025 aveva ancora rappresentato pubblicamente il GamM in occasione delle qualificazioni italiane per la Boulder Dash World Cup — non costituisce soltanto una formula di cortesia istituzionale, bensì il riconoscimento esplicito di un magistero che ha contribuito a delineare i contorni epistemologici di un’istituzione unica nel panorama italiano. Accordi Rickards, cofondatore di Kabuto e artefice del passaggio dal precedente Vigamus — che dal 2012 aveva accolto oltre due milioni di visitatori — alla nuova e più ambiziosa esperienza del GamM, aveva sempre insistito sulla necessità di superare la dimensione puramente espositiva e celebrativa; sotto la sua guida il museo aveva ospitato contributi video esclusivi di progettisti internazionali come Don Daglow, Warren Spector e Denis Dyack, accanto a installazioni temporanee e a un centro studi permanente incaricato di aggiornare costantemente i contenuti fruitivi in italiano e in inglese.

A Massimo Triulzi, ora, il compito di sviluppare ulteriormente questa traiettoria, evitando tanto la ripetizione pedissequa di formati collaudati quanto la deriva verso un’idea di museo come mero contenitore di esperienze ludiche autoreferenziali. La sua nomina, che si inserisce in una fase in cui il dibattito pubblico sulla patrimonializzazione dei videogiochi — anche oltreoceano, dove l’amministrazione Trump non ha mostrato particolare interesse per il dossier — continua a interrogarsi sui criteri di canonicità e di conservazione del digitale, restituisce l’immagine di un’istituzione che non intende arretrare rispetto alla propria missione originaria: raccontare i cambiamenti del passato che hanno contribuito a plasmare il nostro presente, testimoniando come l’analogico e il digitale coesistano in una dimensione ibrida e feconda.

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