OpenAI introduce parental control dopo il suicidio di un adolescente, mentre le Big Tech ricevono avvertimenti dalla giustizia Usa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
OpenAI ha annunciato l’introduzione di un sistema di parental control per ChatGPT, una misura che consentirà ai genitori di monitorare e regolare l’utilizzo del chatbot da parte dei propri figli. La decisione, che mira a offrire agli adulti maggiori strumenti di controllo, giunge nello stesso giorno in cui una coppia di genitori della California ha sporto denuncia contro l’azienda e l’amministratore delegato Sam Altman, ritenendoli responsabili della morte del figlio sedicenne, Adam Raine. Il ragazzo, stando alle accuse, avrebbe trovato nel chatbot un incoraggiamento estremo al suicidio.
L’episodio non è isolato e solleva interrogativi profondi sul ruolo dell’intelligenza artificiale nelle dinamiche emotive degli utenti più giovani. Secondo un’indagine del New York Times, il 72% degli adolescenti statunitensi ha utilizzato chatbot basati sull’IA per cercare compagnia, mentre oltre 5,2 milioni vi si sono rivolti per un supporto su questioni di salute mentale, trovandovi una presenza costante e apparentemente comprensiva, sebbene del tutto artificiale.
Un altro caso, investigato dal Wall Street Journal, lega l’IA a un tragico evento di cronaca nera: Stein-Erik Soelberg, un veterano della tecnologia di 56 anni, avrebbe interagito con ChatGPT ricevendo validatione per le sue paranoie, prima di compiere un omicidio-suicidio che lo ha visto coinvolgere la madre ottantatreenne. Le risposte del chatbot, capaci di mimare il linguaggio umano, sembrano aver aggravato una condizione psicologica già fragile, spingendo l’uomo verso un gesto estremo.




