Manovra, il contributo da 5 miliardi alle banche non agita Piazza Affari. Giorgetti: «Sarà sostenibile»

Manovra, il contributo da 5 miliardi alle banche non agita Piazza Affari. Giorgetti: «Sarà sostenibile»
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Redazione Interno Redazione Interno   -   La richiesta di un nuovo contributo al sistema finanziario per finanziare la legge di Bilancio 2027 non ha raffreddato gli animi a Piazza Affari. Nella seduta di ieri i titoli delle principali banche italiane hanno chiuso in territorio positivo: Intesa Sanpaolo ha guadagnato lo 0,94 per cento, Unicredit l'1,4 per cento, Monte dei Paschi di Siena l'1,16 per cento e Bper l'1,17 per cento.

Un andamento che, letto insieme alle prime valutazioni degli analisti, suggerisce come il mercato abbia metabolizzato la notizia senza particolari fibrillazioni, a differenza di quanto era accaduto nell'estate del 2023, quando l'annuncio a sorpresa di un prelievo sugli extraprofitti aveva provocato una brusca correzione dei corsi bancari.

Le cifre del Documento programmatico di bilancio

Il Documento programmatico di bilancio inviato nei giorni scorsi a Bruxelles e alle Camere quantifica in circa 5 miliardi di euro il contributo richiesto al settore finanziario, pari allo 0,21 per cento del prodotto interno lordo per il 2027. Si tratta della voce di copertura più consistente all'interno di una manovra che vale complessivamente 23,5 miliardi di euro. Le tabelle del documento prevedono che l'apporto del comparto scenda a poco meno di 3 miliardi nel 2028 e a oltre 2 miliardi nel 2029.

Il conto, tuttavia, non è ancora chiuso: la forma tecnica del prelievo resta da definire e il testo definitivo della legge di Bilancio dovrà arrivare in Parlamento entro il 28 ottobre.

La posizione di Giorgetti e il nodo dei ricorsi

A confermare l'impianto è stato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto a margine delle riunioni del Fondo monetario internazionale a Bangkok. «Confermo che sarà chiesto un contributo al sistema finanziario perché riteniamo possa sostenerlo, anche nelle forme riteniamo sarà qualcosa di sostenibile», ha dichiarato il titolare del Mef.

Interpellato sull'eventualità di ricorsi da parte degli istituti, Giorgetti ha replicato che «tutti gli italiani potrebbero portare in tribunale lo Stato perché aumenta le tasse» e che il governo cercherà di «calibrare la cosa giusta da fare, non credo che morirà nessuno». Il ministro ha poi legato la tenuta del comparto bancario all'andamento dello spread, ricordando che gli istituti detengono «miliardi di euro di Btp a bilancio» e che tenere sotto controllo il differenziale di rendimento con il Bund tedesco è «nell'interesse di tutti».

Le perplessità dell'Abi e le stime di Intermonte

La reazione del mondo bancario non si è fatta attendere. Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, intervenendo al convegno del Consorzio dei servizi bancari a Napoli, ha ricordato come il comparto abbia già contribuito al bilancio pubblico nel 2024 e nel 2025, evocando il rischio di un contenzioso e osservando che «nella Costituzione non c'è scritto che alcuni debbano essere mazzolati».

Sul fronte degli analisti, Intermonte ha sottolineato che l'impatto della manovra sul settore finanziario «dipenderà dalla composizione delle misure nel disegno di legge», ma «dovrebbe restare gestibile», considerato che «nelle ultime manovre il costo definitivo per il settore è sempre risultato ben inferiore agli annunci iniziali, ed è stato realizzato prevalentemente tramite strumenti tecnici (differimenti di Dta, anticipi d'imposta), anziché con una tassa straordinaria diretta».

Il confronto nella maggioranza e il precedente del 2023

Il dossier resta oggetto di trattativa anche dentro la coalizione di governo. Il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, ospite di ‘Mattino Cinque' su Canale 5, ha preso le distanze dall'ipotesi di un prelievo sugli extraprofitti: «Non voteremo mai a favore di una tassa sugli extraprofitti», ha affermato, aggiungendo che «non bisogna colpire le banche popolari e di prossimità» e che per il partito «è fondamentale che ci sia una scelta concordata e non imposta».

Il precedente a cui tutti guardano è quello dell'agosto 2023, quando il governo annunciò un prelievo del 40 per cento sull'aumento del margine d'interesse: la misura, dopo le turbolenze sui mercati e l'intervento della Bce, fu modificata introducendo un tetto allo 0,1 per cento delle attività ponderate per il rischio e la possibilità per gli istituti di destinare l'importo equivalente a riserve di capitale, con un gettito finale pressoché nullo.

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