La Scala vira a destra: Foa e Rizzoli nel nuovo cda
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Redazione Interno
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Cinque giorni. Non sarà un periodo di riflessione tranquilla per Fortunato Ortombina, il nuovo sovrintendente del Teatro alla Scala, che si appresta a entrare in carica con pieni poteri. Dopo settimane di silenzio pubblico, mantenuto per non interferire con le manovre politiche che hanno animato la formazione del nuovo Consiglio di Amministrazione, Ortombina si trova ora a guidare uno dei teatri più iconici al mondo in un momento delicato. La sua nomina, già ratificata, rappresenta solo l’inizio di una fase che vedrà la Scala navigare in acque politicamente agitate.
Il cda, finalmente al completo, ha visto l’ingresso di due figure di spicco: Marcello Foa, giornalista ed ex presidente della Rai, e Melania Rizzoli, già sottosegretaria alla Cultura durante il governo Conte II. Le loro nomine, volute rispettivamente dalla Lega e da Fratelli d’Italia, completano un quadro che già includeva Barbara Berlusconi, rappresentante di Forza Italia. Sebbene il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, abbia definito entrambi “preparati e competenti”, la presenza di questi nomi ha acceso il dibattito sull’influenza politica nella gestione di un’istituzione culturale come la Scala.
Foa, noto per il suo ruolo nella comunicazione e per la conduzione del programma Giù la maschera su Radio 24, porta con sé un’esperienza che spazia dall’accademia al giornalismo. Rizzoli, invece, oltre alla carriera politica, vanta un passato da avvocato e una conoscenza approfondita del settore culturale. Tuttavia, la loro nomina non è stata esente da critiche, soprattutto da chi vede in questa mossa un tentativo di consolidare il controllo della destra su uno dei simboli culturali italiani.
La Scala, da sempre considerata un faro della cultura internazionale, si trova così al centro di un delicato equilibrio tra arte e politica. Ortombina, studioso appassionato di Verdi e uomo di teatro con una solida carriera alle spalle, dovrà ora dimostrare di saper governare un’istituzione complessa, bilanciando le esigenze artistiche con quelle politiche. Il suo compito non sarà semplice, soprattutto in un contesto in cui ogni decisione rischia di essere letta attraverso il prisma delle appartenenze partitiche.
Intanto, il nuovo cda si riunirà per la prima volta il 18, con l’obiettivo di definire le linee guida per i prossimi anni. Tra i primi atti, oltre alla ratifica ufficiale di Ortombina, ci saranno i ringraziamenti al predecessore, Dominique Meyer, che ha lasciato il teatro dopo un mandato segnato dalla pandemia e dalle sue conseguenze.




