Energia e rincari: a Benevento stangata da 40 milioni per le bollette
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Redazione Economia
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Le ripercussioni economiche del conflitto in Iran, giunto ormai a quindici giorni dall’inizio dell’offensiva guidata da Stati Uniti e Israele, iniziano a quantificarsi con precisione anche a livello territoriale, e per la provincia di Benevento i numeri disegnano uno scenario di pressione finanziaria tutt’altro che trascurabile. Secondo un’analisi diffusa dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha passato al setaccio l’andamento dei prezzi delle materie prime e il loro impatto sui bilanci familiari di tutte le 107 province italiane, l’esborso aggiuntivo per i cittadini del Sannio legato alle sole forniture di luce e gas toccherà quota 39,6 milioni di euro su base annua. Una cifra importante, che tradotta in termini pro capite significa un aggravio medio di circa 350 euro per ognuna delle 113.195 famiglie residenti sul territorio, un peso che si somma a una congiuntura economica già complessa.
La particolare natura di questa crisi energetica, a differenza di quanto avvenne nel 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina, risiede nella sua selettività: l’impennata delle quotazioni riguarda quasi esclusivamente i combustibili fossili, con il petrolio che ha fatto segnare un +45,8% e il gas un +62%, incrementi che in entrambi i casi superano quelli registrati all’indomani dell’invasione russa. Per il resto, molte materie prime alimentari e industriali mostrano una tenuta sorprendente, con il nichel in calo dell’1,9%, il rame del 2,6% e lo zinco del 3%, a testimonianza di una resilienza delle catene di approvvigionamento globali che circoscrive lo shock al solo comparto energetico. Ciononostante, l’effetto combinato di questi rincari specifici produrrà un salasso nazionale da 9,3 miliardi di euro per i 26,7 milioni di nuclei familiari italiani, con le aree metropolitane in testa a questa poco invidiabile classifica.
Il Sannio tra le province meno colpite, ma la morsa non allenta
Scorrendo la graduatoria stilata dagli artigiani di Mestre, emerge un dato che, per una volta, vede Benevento posizionarsi nelle retrovie: la provincia sannita è infatti al 79esimo posto per maggiori spese energetiche, un risultato che, seppur positivo in termini relativi, non attenua la concretezza di un esborso che supera i 39 milioni e mezzo. Il confronto con le altre realtà campane è impietoso: Napoli, terza a livello nazionale, deve fare i conti con un incremento di 406 milioni di euro, mentre Salerno, in una sorprendente dodicesima posizione, arriva a 154 milioni, seguita da Caserta con 129 milioni e Avellino con 59,5 milioni. Numeri che dimostrano come il coefficiente di gravità sia direttamente proporzionale alla densità abitativa e al numero di utenze, ma che non devono trarre in inganno sulla pressione che famiglie e imprese del Sannio si troveranno ad affrontare.
A complicare il quadro, e ad aggiungere un ulteriore fattore di tensione sui bilanci, si aggiunge la dinamica dei prezzi alla pompa. Nelle ultime due settimane, infatti, la benzina in modalità self-service è aumentata dell’8,7%, mentre il diesel ha subito un’impennata ben più marcata, attestandosi su un +18,2%. Un aumento che, spiega la CGIA, è alimentato anche da dinamiche speculative e che colpisce duramente non solo gli automobilisti privati, ma intere categorie professionali per le quali il mezzo su gomma è uno strumento di lavoro imprescindibile: autotrasportatori, tassisti, noleggiatori con conducente, operatori del trasporto pubblico locale, pescatori e agricoltori vedono così assottigliarsi i propri margini operativi in un contesto di mercato già reso incerto dalle tensioni geopolitiche.
Una crisi energetica selettiva che non risparmia il territorio
L’analisi condotta dall’associazione mestrina evidenzia come la reazione dei mercati a quindici giorni dall’attacco all’Iran sia stata, per certi versi, sorprendentemente stabile, con l’eccezione, per l’appunto, del comparto energetico. Se gran parte delle commodities restano ancorate a livelli pre-crisi o addirittura registrano flessioni, il prezzo del greggio e del metano hanno subito una torsione violenta, riflettendo quella che viene definita una "particolare sensibilità" agli squilibri geopolitici che si addensano attorno a punti nevralgici come lo Stretto di Hormuz. Per il Sannio, questo significa dover fare i conti con un aumento del costo della vita che, seppur inferiore ad altre aree del Paese, rischia di deprimere ulteriormente un tessuto economico fatto di microimprese e piccole attività, dove l’incidenza delle bollette sui costi di produzione è storicamente elevata.
La strada per mitigare questi effetti, secondo la CGIA, non può che passare da un intervento strutturale del governo sulla componente fiscale di accise e Iva, che in Italia rappresentano una porzione rilevante del prezzo finale di carburanti ed energia, o da un rafforzamento dei poteri di vigilanza per arginare eventuali speculazioni lungo la filiera. In attesa di tali misure, i cittadini di Benevento e dell'intero Sannio si trovano a dover fronteggiare un caro-energia che, pur non avendo la diffusività della crisi del 2022, incide profondamente sulla capacità di spesa e sulla competitività delle imprese locali, confermando il legame inscindibile, e spesso doloroso, tra equilibri internazionali e conti domestici.




