Bollette di luce e gas, la prima stangata di primavera tra guerra e rincari del petrolio
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Redazione Economia
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L’effetto concreto del blocco prolungato dello stretto di Hormuz – una crisi che nessuno, a livello mondiale, tenta più di minimizzare – ha smesso di essere una mera variabile geopolitica per trasformarsi in una mazzatta quotidiana sui conti degli italiani. Se nelle scorse settimane il problema principale era rappresentato dall’impennata del prezzo del petrolio, con conseguente stangata alla pompa di benzina, ora il fronte caldo si è spostato sulle bollette di luce e gas. E il dato, diffuso nel pomeriggio di giovedì dall’Arera (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), non lascia spazio a fraintendimenti: la quotazione del metano è balzata a 52,12 euro, trainata dalle tensioni internazionali legate al conflitto in Iran e dal blocco del gas liquefatto prodotto dal Qatar. Un aumento che, a detta degli stessi analisti, era ampiamente prevedibile, ma che ha comunque il sapore di una doccia gelata.
La mazzata del gas e il peso dei contratti variabili
Secondo le stime elaborate dall’Arera, l’incremento medio annuo per famiglia si attesta attorno a 232 euro solo per quanto riguarda il gas. Una cifra che, tradotta in termini pratici, rappresenta un salasso non indifferente per i bilanci domestici, già provati da mesi di inflazione galoppante. Chi ha sottoscritto un contratto a prezzo variabile – e sono molti, in Italia – dovrà prepararsi a rincari ancora più pesanti, perché l’esposizione diretta alle fluttuazioni del mercato all’ingrosso amplifica ogni scossone. L’Arera, del resto, ha messo nero su bianco un dato inequivocabile: il cerchio nero sul calendario è il 7 aprile, data in cui potrebbero manifestarsi i primi aumenti concreti in bolletta. Una prospettiva che getta ombre lunghe non solo sulle famiglie, ma anche sul governo, già alle prese con la grana delle accise.
Le accise e l’incertezza dell’esecutivo
L’esecutivo, va detto, si trova davanti a un bivio obbligato: da un lato la necessità di prolungare il taglio delle accise sui carburanti – misura tampone adottata per arginare la speculazione – dall’altro l’urgenza di intervenire in modo strutturale sui costi di luce e gas. Perché il problema, ormai, non è più contingente. Le tensioni internazionali legate al conflitto in Iran, come sottolineato anche da Confcommercio Bari-Bat, stanno producendo effetti tangibili persino su scala locale, mettendo in ginocchio la sostenibilità delle imprese del terziario. I rincari, secondo le stime degli uffici studi, saranno significativi già nel breve periodo, ma è la prospettiva della loro durata nel tempo a risultare più preoccupante. Non si tratta, insomma, di una fiammata temporanea, ma di un trend destinato a consolidarsi finché lo stretto di Hormuz resterà un collo di bottiglia militarizzato.
L’impatto sulle imprese e il peso della guerra in Iran
E proprio il conflitto in Iran – con il relativo blocco delle rotte marittime per il gas liquefatto – diventa il vero nodo strutturale della crisi. Senza un rapido ripristino dei flussi commerciali, i prezzi dell’energia resteranno schiacciati verso l’alto. Le imprese, in particolare quelle energivore, rischiano di dover ridurre i margini o, peggio, sospendere la produzione. Confcommercio Bari-Bat ha parlato chiaro: «Le tensioni internazionali stanno già producendo effetti concreti sul territorio, con un nuovo aumento dei costi di energia elettrica e gas che colpisce trasversalmente le imprese». Parole che trovano riscontro nei dati diffusi dall’Arera, i quali fotografano una situazione in rapido peggioramento. La guerra e il petrolio, insomma, consegnano agli italiani un conto salatissimo: quello della prima vera stangata di primavera, che rischia di non essere l’ultima.




