Gp Barcellona, Russell domina le libere mentre l’esordio di Fornaroli accende la cronaca
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Redazione Sport
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Si è alzato il sipario sul settimo round del mondiale di Formula 1, con il weekend del Montmeló che ha preso il via attraverso le prime due sessioni di prove libere. In una giornata segnata da un meteo variabile e da un asfalto storicamente insidioso per le gomme – fattori che hanno costretto i team a rivedere al volo i programmi di lavoro – è stato George Russell a imporre il proprio ritmo, firmando il miglior tempo della sessione mattutina. Il pilota della Mercedes, fresco di un rinnovo contrattuale discusso a lungo nei box nei mesi scorsi, ha fermato il cronometro sull’1:16.
363, rifilando un distacco di due decimi e mezzo a un ritrovato Charles Leclerc e di oltre otto decimi a un anonimo Max Verstappen. Una prestazione, quella del britannico, che assume un valore quasi terapeutico se si considera il disastroso fine settimana di Monaco, dove Russell era uscito con un pugno di mosche dopo essere finito fuori dalla zona punti.
Una sfilza di debuttanti, la scommessa vinta dal Cavallino rampante
La vera sorpresa di queste FP1, tuttavia, non è arrivata dalla vetta della classifica, bensì da quella zona della graduatoria solitamente abitata dalle seconde guide. Con sette rookie catapultati in pista per sostituire i titolari – una prassi ormai consolidata per ottemperare agli obblighi di crescita giovani imposti dal regolamento – l’attenzione dei media italiani si è concentrata sulla monoposto numero 4. Leonardo Fornaroli, campione in carica di Formula 2 e classe 2004, ha raccolto con freddezza l’eredità di Lando Norris portando la McLaren al quinto posto assoluto con il tempo di 1:17.
216. Il piacentino, entrato nel programma giovani di Woking dopo aver dominato le categorie propedeutiche, ha mostrato una maturità sorprendente: nessuna sbavatura nei tratti veloci del primo settore e una gestione perfetta delle gomme nella parte finale del long run. Per rivedere due italiani contemporaneamente in pista durante lo stesso weekend di F1, come sottolineato dagli statistici di bordo pista, bisognava tornare indietro di quasi un quindicennio, ai tempi di Jarno Trulli e Vitantonio Liuzzi.
Ferrari, le modifiche regolamentari e il rebus delle ali attive
Tra i box, l’attenzione tecnica è stata monopolizzata dalle novità introdotte dalla Scuderia Ferrari. In un contesto dove la maggior parte dei concorrenti ha portato evoluzioni lineari, Maranello ha scelto la via dell’estremizzazione: fondo completamente ridisegnato, pance ridotte al lumicino e un’ala anteriore che ha suscitato più di qualche perplessità nei commissari tecnici durante le verifiche del venerdì mattina.
Gli aggiornamenti, che rappresentano di fatto l’ultima evoluzione significativa prima della pausa estiva, mirano a correggere il cronico sottosterzo in entrata di curva che aveva afflitto la SF-26 nelle prime uscite stagionali. Inoltre, l’introduzione della possibilità di regolare l’aerodinamica attiva anche durante le soste ai box – una modifica alla technical directive entrata in vigore proprio a Barcellona – ha costretto gli ingegneri a rivedere le consuete sequenze di lavoro, aggiungendo un ulteriore elemento di complessità a una sessione già resa atipica dalla presenza dei giovani.
Il peso del calendario e l’assenza del leader
Una curiosità storica ha fatto da sfondo a queste prime battute del Gran Premio. Per la prima volta dalla sua istituzione, la tappa catalana non porta più il nome di Gran Premio di Spagna: il testimone è passato ufficialmente a Madrid, destinazione di lusso del calendario dal 2026, mentre il tracciato di Barcellona mantiene un posto in griglia con la nuova denominazione di Gp di Barcellona-Catalogna. Un cambio di identità che non ha intaccato l’abnegazione dei team, pronti a macinare chilometri su un tracciato considerato il miglior banco di prova per l’efficienza aerodinamica.
Va notato, infine, che la classifica dei tempi potrebbe non rispecchiare fedelmente i valori in campo: il leader del mondiale, Kimi Antonelli, ha infatti ceduto il volante della sua Mercedes a Frederik Vesti, osservando i rivali dalla pit-wall assieme al suo staff. Una scelta tattica che obbligherà gli analisti a guardare con maggiore attenzione ai dati raccolti nel long run – dove il giovane danese non ha sfigurato – piuttosto che al giro secco, rimettendo in discussione molti degli equilibri che credevamo di aver già decifrato dopo la prima ora di attività in pista.




