Exor cede Gedi, la Repubblica passa al gruppo greco Antenna tra investimenti annunciati e attese sulle garanzie

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Si chiude, dopo mesi di trattative condotte tra riservatezza e indiscrezioni, la lunga partita che vedeva la holding Exor – lo strumento della famiglia Agnelli, ormai prossima a lasciare dopo cento anni il campo dell’editoria italiana – intenta a trovare un acquirente per il proprio polo mediatico. L’operazione, perfezionata nelle ultime ore, ha sancito il passaggio del 100% di Gedi Gruppo Editoriale nelle mani di K Group, la società che controlla il colosso greco Antenna, attivo nella produzione di contenuti, nell’intrattenimento e nella gestione di media a livello internazionale. Con questa cessione, finiscono sotto il controllo dell’imprenditore Theodore Kyriakou – figura, quest’ultima, nota per i suoi interessi che spaziano dalla cantieristica navale ai media, con una presenza consolidata anche in Medio Oriente e negli Stati Uniti – non solo il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, ma anche un intero pacchetto di asset strategici che comprendono i brand radiofonici Radio Deejay, Radio Capital e m2o, oltre a HuffPost Italia, National Geographic Italia, la rivista Limes e la concessionaria di pubblicità Manzoni.

Un nuovo perimetro per l’ex polo Agnelli, con la Stampa fuori dal perimetro greco

L’accordo, che era nell’aria da diverso tempo e che era stato preceduto da una due diligence approfondita, ridisegna quindi la geografia dell’informazione italiana, portando una proprietà straniera a prendere le redini di una delle testate più influenti del Paese. A essere ceduti sono esclusivamente i beni racchiusi nel perimetro centrale di Gedi, poiché La Stampa, storica testata torinese, è stata oggetto di una trattativa parallela che l’ha destinata al gruppo Sae, operatore che già gestisce diverse realtà editoriali locali e che ne acquisirà il centro stampa e la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale. Una scelta, quella di separare le due anime del gruppo, che ha consentito di snellire l’operazione principale, concentrata su quei brand che Antenna intende utilizzare come base per sviluppare un ambizioso hub radiofonico e multimediale nel Mediterraneo.

Continuità ai vertici, con l’ad Mirja Cartia d’Asero a guidare la transizione

Sul fronte del management, la transizione è stata accompagnata da un preciso disegno volto a garantire stabilità gestionale in questa fase di passaggio di consegne. Mirja Cartia d’Asero, manager con un passato ai vertici del gruppo Il Sole 24 Ore, è stata nominata amministratore delegato di Gedi, con il compito di traghettare la società nell’orbita greca affiancata da un team dirigenziale confermato. Mario Orfeo, che siede sulla poltrona di direttore della Repubblica dal 2024, continuerà a ricoprire il suo ruolo alla guida del quotidiano – una conferma che arriva a garanzia della continuità editoriale – mentre per quanto riguarda il comparto radiofonico, sarà Linus a mantenere la direzione, supervisionando le attività di un polo che rappresenta uno dei pilastri dell’intera acquisizione. Dalla società acquirente, intanto, arrivano rassicurazioni su futuri investimenti: si parla di risorse “nuove e significative” destinate ad ampliare la diffusione del giornale e a potenziare la produzione di documentari, streaming e podcast, con l’obiettivo dichiarato di integrare le realtà italiane in un gruppo dalla portata globale.

I nodi ancora aperti: le richieste del Comitato di redazione e del sindacato

Se dal punto di vista finanziario e industriale l’affare sembra compiuto, restano sul tavolo alcuni nodi cruciali che riguardano il capitale umano e le garanzie democratiche. Il Comitato di redazione del quotidiano, insieme al sindacato nazionale dei giornalisti, aveva già manifestato nelle scorse settimane una forte preoccupazione, chiedendo che la cessione non si traducesse in una perdita di posti di lavoro o in una compressione dell’autonomia della linea editoriale. La richiesta, avanzata formalmente ai vertici di Exor e successivamente reiterata ai nuovi proprietari, mirava a ottenere l’inserimento nel contratto di compravendita di clausole di salvaguardia sociale e di tutela dell’indipendenza della testata, un’istanza che la proprietà uscente e quella entrante non hanno ancora sciolto in modo definitivo con un atto formale, nonostante le dichiarazioni di intenti circa il rispetto della cultura e dell’identità locale diffuse nei comunicati ufficiali. In un clima segnato dall’incertezza che aveva accompagnato i mesi di negoziazione, la definizione dell’operazione rappresenta dunque solo il primo atto di una transizione che, per chi lavora all’interno del gruppo, è ancora tutta da scrivere, in attesa di risposte chiare sulle tutele occupazionali e sugli equilibri che regoleranno il futuro di una delle principali fucine di informazione del Paese.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.