Elkann vende Repubblica e il gruppo Gedi ad Antenna: “In Italia l’editoria non è considerata una professione”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Si è chiuso ieri, con la firma che sancisce il passaggio di proprietà, un capitolo lungo oltre un secolo per la dinastia Agnelli-Elkann nel panorama dell’editoria italiana. La holding Exor, guidata da John Elkann, ha raggiunto un accordo definitivo con il gruppo greco Antenna per la cessione del Gruppo Gedi, un’operazione – il cui controvalore non è stato ufficialmente confermato ma che le stime di mercato collocano intorno ai 100-110 milioni di euro – che ridisegna in modo profondo gli equilibri del settore. L’intesa, maturata dopo mesi di trattative, coinvolge un perimetro di testate e brand di primo piano: insieme a la Repubblica, passano sotto il controllo della famiglia Kyriakou – proprietaria di Antenna – le radio Deejay, Capital e m2o, così come HuffPost Italia, Limes e National Geographic Italia, oltre alla concessionaria pubblicitaria Manzoni.
L’addio degli Agnelli e le ragioni di una cessione
La cessione segna l’uscita definitiva della famiglia dall’editoria quotidiana italiana, una presenza iniziata nel lontano 1926 e che si conclude con la separazione dalle ultime realtà del gruppo. John Elkann, in un’intervista rilasciata all’Ansa, ha motivato la scelta con una riflessione che tocca il cuore della funzione sociale del giornalismo nel nostro paese: “L’editoria è una professione che può essere esercitata in modo indipendente solo se si hanno i conti in regola. La mia famiglia e io stesso abbiamo sempre considerato l’editoria come un mestiere che vive grazie ai suoi lettori, ma purtroppo in Italia avere un giornale è considerato uno strumento di influenza e di potere, non una professione”. Secondo la sua ricostruzione, quando Exor rilevò Repubblica e Finegil, dando vita a Gedi, l’obiettivo era quello di traghettare il polo editoriale verso la redditività attraverso una profonda trasformazione digitale; nel corso del tempo, tuttavia, la crisi strutturale della carta stampata ha reso necessaria una soluzione diversa, basata su una scala dimensionale maggiore e su una riconfigurazione delle realtà territoriali. L’operazione si completa con un ulteriore snodo: mentre Gedi e le sue attività confluiscono in Antenna, il quotidiano La Stampa è stato contestualmente ceduto al gruppo Sae, guidato da Alberto Leonardis, chiudendo così ogni residua partecipazione diretta degli Agnelli nel settore.
La reazione della redazione e le sfide del passaggio
La notizia dell’accordo, arrivata mentre i giornalisti erano impegnati nella copertura di una tornata referendaria di importanza cruciale per il paese, non è stata accolta con favore all’interno della redazione del quotidiano. In un comunicato durissimo, il Comitato di redazione di Repubblica ha denunciato quella che ha definito “la finale mancanza di rispetto verso il giornale e la sua storia dell’ormai ex editore”, criticando la scelta dei tempi e delle modalità con cui l’addio è stato formalizzato. Tra le accuse, emerge in particolare la mancata inclusione nel contratto di compravendita di garanzie occupazionali per tutti i lavoratori – giornalisti e non – una richiesta che il Cdr ha dichiarato di voler riproporre integralmente al nuovo editore, auspicando che le “belle intenzioni di sviluppo” troveranno attuazione nel rispetto dei livelli occupazionali e della storia delle testate.
Le prospettive del nuovo editore greco
Dal canto suo, Antenna Group, conglomerato mediatico controllato dalla famiglia Kyriakou con una presenza consolidata in Grecia e nell’Europa dell’Est, ha delineato le linee del proprio piano industriale. Mirja Cartia d’Asero, che assumerà il ruolo di amministratore delegato di Gedi al posto del dimissionario Gabriele Comuzzo, ha parlato di un progetto volto a creare “un gruppo mediatico con portata globale e un impatto significativo”, valorizzando la storia delle testate e la forza dei brand acquisiti. L’obiettivo dichiarato dal gruppo greco è quello di investire nuove risorse per ampliare la diffusione di Repubblica, sviluppare ulteriormente il business radiofonico – puntando a costruire un hub radiofonico nel Mediterraneo – e investire in settori contigui come la produzione di documentari, lo streaming, i podcast e il cinema, ambiti in cui Antenna vanta una comprovata esperienza. In attesa di vedere come evolverà l’assetto definitivo, per HuffPost Italia si dovrà valutare se questo rappresenti l’approdo definitivo, mentre Mario Orfeo conferma la propria permanenza alla direzione del quotidiano e Linus mantiene le redini delle attività radiofoniche, a garanzia della continuità gestionale.




