Il consumo di psicofarmaci tra i giovani italiani è raddoppiato
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Redazione Salute
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Il ricorso a psicofarmaci per bambini e adolescenti, un fenomeno monitorato con attenzione dal 2016, ha subito un'impennata tale da portare le prescrizioni a toccare, nel 2024, lo 0,57 per cento. Una cifra che, seppur inferiore a quella registrata in altre nazioni europee, segna un raddoppio preoccupante rispetto allo 0,26 per cento di otto anni fa, indicando che quasi un minorenne su centosettantacinque segue oggi una terapia farmacologica per la salute mentale. La curva, come evidenziato dal rapporto annuale OsMed sull’uso dei medicinali curato dall’Agenzia italiana del farmaco, ha conosciuto una progressiva e costante salita, un trend che si era già delineato in maniera netta durante il periodo pandemico e che da allora non ha mostrato inversioni.
Un aumento che non conosce flessioni
Allargando lo sguardo a un arco temporale più ampio, la portata del cambiamento appare ancor più significativa: il consumo di queste categorie di medicinali, che includono antipsicotici e stabilizzatori dell'umore, è praticamente triplicato nell’ultimo decennio. Questo dato nazionale, peraltro, non rimane confinato a una mera statistica, ma trova riscontri precisi a livello locale, come ammesso dall’assessore alle Politiche sociali di Rimini, il quale ha riferito di un incremento da circa cinquanta a quasi duecento casi trattati farmacologicamente attraverso l’unità di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale della città.
Il quadro generale delle prescrizioni pediatriche
Il quadro delineato dall’Aifa va oltre il solo ambito della neuropsichiatria, dipingendo un panorama in cui le prescrizioni farmaceutiche interessano una fetta molto ampia della popolazione più giovane. Nell’anno scorso, infatti, circa 4,6 milioni di individui tra zero e diciassette anni hanno ricevuto almeno una prescrizione, una cifra che equivale a più della metà dei giovani italiani. Considerando il totale delle confezioni vendute, che supera i venti milioni, ne risulta una media di oltre due farmaci a testa per ogni bambino o adolescente che ha avuto accesso a una terapia.
La rilevanza dei dati territoriali
La conferma che il fenomeno sia capillare e non concentrato in specifiche aree geografiche arriva proprio dai riscontri locali, i quali, sebbene non possano essere generalizzati, offrono un'istantanea fedele di una tendenza ormai consolidata. L’aumento esponenziale dei casi trattati con supporto farmacologico in una realtà come quella riminese, passati da una cinquantina a quasi duecento in un decennio, sottolinea come la crescita delle prescrizioni di psicofarmaci ai minori rappresenti un dato strutturale e non congiunturale, che interessa il Servizio sanitario nazionale nella sua interezza e che merita una riflessione approfondita.




