La Toscana è la prima in Italia per psicofarmaci ai bambini
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Redazione Salute
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Nessuno, si dice, ha i numeri della Toscana, e in questo caso specifico il modo di dire assume un significato preoccupante, che va ben oltre il luogo comune. La regione, secondo i dati più recenti, detiene infatti un primato nazionale per quanto concerne la prescrizione di psicofarmaci alla popolazione pediatrica, con i suoi specialisti che hanno dispensato 91,3 confezioni ogni mille giovani. Un dato di consumo che, seppur di per sé elevato, viene superato solo da quello della Sardegna; ma è osservando la cosiddetta prevalenza, che misura il numero effettivo di assuntori e non le sole confezioni, che il quadro toscano si delinea in tutta la sua evidenza, attestandosi in vetta alla classifica con 0,93 minorenni ogni cento. Questo scenario, emerso con forza durante l'emergenza Covid senza che, una volta passata la fase acuta della pandemia, i consumi abbiano mostrato un sensibile decremento verso i livelli pregressi, è uno di quelli che più ha allarmato gli operatori del settore, come evidenziato dall’ultimo Rapporto OsMed sull’uso dei farmaci in Italia.
Il raddoppio della prevalenza e il contesto nazionale
Il report dell'Agenzia italiana del farmaco, che fotografa le abitudini del 2024, ha registrato in alcune regioni livelli di consumo di queste categorie di medicinali in età pediatrica di molto superiori alla media del paese, confermando una tendenza che appare ormai strutturale. La prevalenza d'uso tra gli under 17, per l'appunto, è più che raddoppiata se paragonata al 2020, avendo compiuto un balzo dallo 0,26% allo 0,57%; un incremento significativo, che alcuni esperti, come i coordinatori della Rete dei primari dei reparti di emergenza psichiatrica per l'età evolutiva, invitano a leggere senza allarmismi eccessivi ma con la necessaria attenzione, sottolineando come esso rappresenti una "spia del malessere" e vada pertanto contestualizzato nell'ambito di un più ampio disagio psichico.
La spesa farmaceutica e il boom di alcune categorie
Il quadro complessivo della sanità italiana, del resto, vede un consumo medio prossimo alle 1.895 dosi definite giornalmente ogni mille abitanti, il che equivale grosso modo a quasi due dosi di farmaco al giorno per ciascun cittadino, includendo in questo calcolo anche i più piccoli. Di questa enorme mole di medicinali, circa il 70% grava sulla finanza pubblica, ossia sul Servizio sanitario nazionale, mentre la parte restante, un 30%, è a carico diretto delle famiglie. La spesa pubblica, in questo ambito, ha conosciuto una crescita particolarmente vigorosa, toccando un +7,7%, trainata proprio da categorie in forte espansione come gli antidiabetici di nuova generazione e, per l'appunto, gli psicofarmaci destinati ai minori.
Le disuguaglianze territoriali e le proposte
A rendere ancor più complesso il fenomeno, contribuiscono le marcate disuguaglianze territoriali che caratterizzano la prescrizione di questi farmaci, con differenze regionali che appaiono difficilmente giustificabili sulla base della sola epidemiologia. Proprio dinanzi a questa fotografia, che mostra numeri così diversificati da zona a zona, sono emerse voci, come quella di Federfarma Roma e di altre associazioni di categoria, che hanno avanzato la proposta di rendere obbligatoria la ricetta elettronica per questa tipologia di medicinali, individuando in uno strumento di tracciabilità più stringente una possibile misura per governare un trend in così rapida ascesa.




