La Toscana è la prima regione in Italia per psicofarmaci ai bambini
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Redazione Salute
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Nessuno, in Italia, ha i numeri della Toscana quando si parla di prescrizioni di psicofarmaci alla popolazione più giovane. Gli specialisti della regione, secondo quanto emerge dal rapporto Osmed, hanno prescritto infatti 91,3 confezioni ogni mille giovani, un dato che, sebbene ponga la regione subito dopo la Sardegna per consumo complessivo, la proietta al primo posto assoluto per quella che gli esperti definiscono "prevalenza", calcolando cioè il numero effettivo di assuntori, che in Toscana raggiunge lo 0,93 ogni 100 minorenni. Un primato che, se da un lato potrebbe riflettere una maggiore attenzione clinica e una migliore capacità diagnostica, dall'altro disegna un panorama nazionale in rapida e costante evoluzione, il quale vede i consumi tra i più piccoli raddoppiare a livello paese se confrontati con quanto registrato nel 2016.
Il quadro nazionale e il boom dei consumi
Il fenomeno, del resto, non è confinato ai soli confini regionali ma interessa l'intera penisola, dove nel corso del 2024 circa 4,6 milioni di bambini e adolescenti hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica, una cifra che equivale al 50,9% della popolazione pediatrica italiana e che mostra una leggera prevalenza nei maschi rispetto alle femmine. Sebbene le categorie terapeutiche più utilizzate rimangano gli antinfettivi per uso sistemico e i farmaci per l'apparato respiratorio, è l'area degli psicofarmaci a registrare gli incrementi più significativi, un trend che non accenna a invertirsi nonostante la fase acuta della pandemia da COVID-19, responsabile del picco del 2020, sia ormai superata. I livelli di utilizzo, sia nella popolazione generale che in quella pediatrica, si sono stabilizzati su valori più alti rispetto a quelli pre-pandemici, segnando una nuova normalità nel rapporto con queste terapie.
Il preoccupante fenomeno del "fai da te"
Accanto al consumo strettamente medicalizzato e prescritto, prende sempre più piede un fenomeno parallelo e preoccupante, quello dell'uso autonomo e senza controllo medico. Come evidenziato nell’Atlante dell’Infanzia di Save the Children, quasi un adolescente piemontese su otto, in quella delicata fascia d'età compresa tra i 15 e i 19 anni, ha ammesso di aver assunto psicofarmaci senza alcuna prescrizione, un gesto che non nasce da un desiderio di ribellione ma che si configura piuttosto come il sintomo plateale di un malessere profondo e di un'urgenza che fatica a trovare canali di ascolto e di aiuto appropriati. A questo si accompagna la crescita costante nel consumo di ansiolitici e benzodiazepine, che continua a segnare il passo in Italia, dipingendo un quadro di fragilità diffusa.
La legge ferma e gli appelli
In questo contesto, dove la domanda di supporto psicologico e farmacologico sembra crescere in modo strutturale, pesa come un macigno l'immobilismo legislativo su una norma che, inserita in una legge di bilancio, imporrebbe la dematerializzazione delle ricette per specifiche categorie di farmaci. La legge, che sarebbe uno strumento fondamentale per tracciare i flussi e contrastare abusi o autocurazioni pericolose, è ferma da due anni, bloccando di fatto l'applicazione di una misura che molti addetti ai lavori invocano a gran voce, sottolineando l'importanza di evitare qualsiasi forma di "fai-da-te" in un ambito così delicato e potenzialmente rischioso per la salute dei più giovani.




