Aumentano gli psicofarmaci per i minori, l'esperto frena gli allarmi
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Redazione Interno
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Il recente Rapporto OsMed, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco, ha rilevato che la prevalenza d’uso degli psicofarmaci nella popolazione sotto i diciassette anni è più che raddoppiata rispetto al 2020, un incremento che, passando dallo 0,26% allo 0,57%, ha inevitabilmente catturato l’attenzione e suscitato interrogativi. Questo dato, che segna un picco significativo specialmente tra i dodici e i diciassette anni, si inserisce in un contesto generale dove circa la metà dei minori italiani, pari a 4,6 milioni di individui, ha ricevuto almeno una prescrizione farmacologica nel corso del 2024. Un panorama, il loro, nel quale gli antidepressivi, gli antipsicotici e i farmaci per il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (Adhd) figurano tra i principi attivi più dispensati, delineando una tendenza il cui impulso principale si è manifestato nel periodo successivo alle restrizioni pandemiche.
Il contesto oltre i numeri
Stefano Vicari, direttore della Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, invita a una lettura prudente di queste statistiche, le quali, sebbene possano apparire eclatanti, nascondono una realtà clinica ben più articolata. «Solo uno su quindci di coloro che avrebbero una reale necessità terapeutica riesce effettivamente ad accedere a queste cure», ha precisato l’esperto, co-referente del Coordinamento primari Emergenze Psichiatriche in età evolutiva assieme a Gabriele Masi. La sua analisi, apparsa sulle colonne di un noto quotidiano, sposta il focus dall’allarme per il consumo al problema dell’under-treatment, ossia della carenza di trattamenti per chi ne avrebbe un effettivo bisogno medico. Un approccio che smorza i toni sensazionalistici e riconduce la discussione sul piano della appropriatezza clinica, dove la prescrizione, che nel 2024 ha interessato un minore ogni centosettantacinque, deve essere valutata nella sua singolarità.
La fotografia dei consumi nazionali
Il quadro complessivo dell’impiego di farmaci in Italia, sempre secondo il rapporto OsMed, conferma un consumo prossimo alle duemila dosi giornaliere ogni mille abitanti, il che equivale a quasi due pillole al giorno per ciascuna persona. La stragrande maggioranza di questi medicinali, circa il settanta per cento, è finanziata dal Servizio Sanitario Nazionale, a testimonianza di un impegno pubblico consistente. Accanto al capitolo della salute mentale in età evolutiva, il documento registra una crescita marcata anche per altre categorie di farmaci, tra i quali spiccano, per tasso d’incremento, i nuovi medicinali anti-obesità come gli analoghi del Glp-1, la cui spesa è aumentata di oltre l’undici per cento.
Una tendenza in evoluzione
L’aumento delle terapie farmacologiche per disturbi psichici in bambini e adolescenti rappresenta dunque un fenomeno reale e quantificabile, le cui cause sono da ricercarsi in una complessa interazione di fattori, tra i quali il periodo post-lockdown sembra aver giocato un ruolo non marginale. Tuttavia, la riflessione degli specialisti orienta verso una interpretazione che va al di là del dato numerico grezzo, sottolineando come l’accesso alle cure, seppur in crescita, non sia ancora pari alla reale domanda di salute mentale. Si delinea così un scenario in cui la maggiore attenzione al disagio psicologico dei giovani, se da un lato sta portando a un incremento delle diagnosi e dei conseguenti trattamenti, dall’altro sconta una disparità tra bisogno effettivo e risposta terapeutica erogata.




