Pam, il test del carrello e la vertenza del licenziato di Siena

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sui tavoli della trattativa, che si spostano dalle sezioni locali agli uffici romani, finisce oggi una pratica disciplinare destinata a far discutere, quella che ha portato al licenziamento per Fabio Giomi, il cassiere sessantaduenne del supermercato Pam Panorama nel punto vendita di Porta Siena. La motivazione ufficiale, come emerso dalle ricostruzioni, risiederebbe in un cosiddetto "test del carrello", una procedura di controllo interno durante la quale degli ispettori aziendali, fingendosi normali acquirenti, nasconderebbero alcuni prodotti tra la spesa per simulare un tentativo di sottrazione. Se il cassiere, al momento del passaggio in cassa, non rileva la discrepanza tra gli articoli scansionati e quelli effettivamente presenti, scatta automaticamente un provvedimento disciplinare che, in casi come questo, può tradursi in un licenziamento in tronco.

La mobilitazione del sindacato e la critica al metodo

Contro questa prassi, definita "altamente lesiva della dignità dei lavoratori", si è mobilitata con decisione l’Unione sindacale di base, che ha annunciato una giornata di protesta per il 25 novembre davanti ai principali centri di vendita dell’insegna. L’organizzazione, esprimendo piena solidarietà ai dipendenti colpiti, contesta la legittimità di tali licenziamenti, giudicandoli ingiustificati e rilevando, non senza una certa amarezza, come essi sembrerebbero "colpire con sospetta precisione i lavoratori più anziani", coloro i quali, viene fatto notare, "hanno garantito per anni il funzionamento dei punti vendita" e che oggi verrebbero trattati alla stregua di semplici costi da tagliare. Una procedura, dunque, che solleva interrogativi non solo sulla sua equità, ma anche sulle sue finalità più profonde.

La vertenza legale e la richiesta di intervento

Fabio Giomi, dal canto suo, non si è limitato a contestare la decisione internamente, ma ha già avviato un ricorso in sede legale, dando formalmente il via a una vertenza che promette di esaminare nel dettaglio la legittimità del "test del finto cliente". I suoi rappresentanti, denunciando la gravità dell’accaduto, hanno preannunciato di voler coinvolgere anche le autorità preposte, annunciando che "andremo dal prefetto" per chiedere un intervento volto a far ritirare immediatamente il provvedimento di licenziamento. Una strada, quella giudiziaria, che si prospetta come l’unico canale per ottenere una revisione della posizione assunta dall’azienda.

La diffusione del caso e le domande aperte

Quello di Siena, del resto, non costituisce un episodio isolato, poiché segnalazioni analoghe sono pervenute da altri punti vendita, in particolare da Livorno e da alcune località del Lazio, dove si sarebbero verificati licenziamenti basati sulla medesima metodologia. La vicenda, uscita dai confini provinciali per assumere una rilevanza nazionale, pone con forza una questione di principio: fino a che punto un cassiere può essere ritenuto responsabile di un controllo meticoloso di ogni carrello, trasformando una simulazione aziendale in un presunto furto? È una domanda che, al di là delle singole situazioni, rimane per il momento senza una risposta univoca, mentre il confronto tra le parti prosegue il suo corso.

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